Tutti a rincorrere la libertà quando, a pensarci, l’unica cosa che vorremmo davvero è qualcuno che ci abbracciasse dolcemente da costringerci a rimanere con lui. Comincia da zero, Gesù Cristo: tutta la gavetta dell’inventore davanti, in nessun modo vuol prendersi qualcosa di già costituito. Inizia a costruirsi la squadra proclamando che «Il regno dei cieli è vicino» ed è ora di convertirsi.
La parola appare un annuncio di belle speranze: non occorrerà più andare di qua, di là, chissà dove per fare esperienza di un nuovo modo di vivere: basterà, se lo si vorrà, aprire gli occhi e prendere sul serio la vita quotidiana, la ferialità di una storia apparentemente insulsa, scrutare nelle piccole cose di ogni giorno come si stesse giocando ad una caccia al tesoro: “Acqua, acqua, fuochino, fuoco”. La Terra Santa, d’ora innanzi, non sarà più uno spazio geografico racchiuso in quel pezzo d’Oriente affascinante e turbolento, ma diventano Terra Santa quei pochi metri quadrati nei quali ciascuno vive la sua avventura quotidiana.
Esattamente qui, non su Marte, Dio viene a trovarci (sottocasa) per rilanciare il suo invito che non è quello di seguirlo, come sembrerà di primo acchito, mi di dare ascolto al nostro cuore e diventare protagonisti della nostra storia, senza permettere che qualcuno firmi la vita al posto nostro. «Convertitevi»: cioè fidatevi che, dentro la vostra storia, c’è una pagina di Vangelo pronta ad essere scritta a quattro mani. Per coglierla, però, occorreranno occhi nuovi, un nuovo modo di ragionare, la certezza che, da un’altra prospettiva, la storia sarà tutta un’altra storia. Basterà accorgersene: questa, alla fine della fiera, sarà la furbizia di chi seguirà Cristo.
Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni, coppie di fratelli: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Pescano da una vita, riassettare le reti è il loro mestiere: mestiere tramandato, passione familiare, l’odore del pesce addosso. Il Cristo, passando da quelle parti dopo aver preso casa a Cafarnao, mostra che li conosce bene quei quattro: d’altronde, un pescatore che non conosce il mare in cui pesca non è un bravo pescatore. Ne conosce le storie, gli afflati, aspirazioni e stanchezze.
Per questo, delicatissimo, non chiede a dei pescatori di diventare astronauti spaiali o impiegati d’ufficio: propone, semplicemente, di cambiare la destinazione d’uso dei loro mestieri: “Gente – pare sentirlo sulla riva – a pescar pesci sono capaci in tanti: perchè non ci mettiamo in cooperativa e iniziamo con il pescare uomini?” Il mestiere è rispettato, la tradizione familiare pure: propone loro l’avventura di diventare “diversamente pescatori”, diversamente uomini. La risposta è da brividi: «Essi subito lo seguirono». Quasi fossero in attesa proprio di quell’invito, dell’esca di uno sguardo così riempito, di un Uomo così.
I quattro sembrano non pensarci granchè, non tentano nemmeno i classici quattro calcoli di convenienza: la paura di lasciare il certo per l’incerto, in questo caso, avrebbe la meglio sulla sequela. Sull’amore: “Se prima vogliamo capire per poi decidere se accettare o meno, il rischio è di perderci l’avventura” si saranno detti, al volo. “Partiamo, allora, gente: poi, strada facendo, vedrete che capiremo perchè siam partiti” chiude il discorso uno di loro. «Ed essi subito lo seguirono».
Non lo capiranno il giorno dopo, nemmeno il giorno dopo ancora, neanche dopo un mese d’avventura condivisa. Lo capiranno quando, di quella storia così affascinante, sembrerà non essere rimasto nient’altro che le ceneri di un addio, la bava di una delusione. Capiranno, vedendolo risorgere, ch’è valsa la pena di andargli dietro subito, di accettare l’avventura della felicità.
Anni dopo, a sentirli parlare, sarà festa del cuore: “Quando incontri chi riesce a guardarti con quella fantasia negli occhi, capisci subito il tempo sprecato a dar retta a chi cercava di spegnertela”. I quattro avventurieri partono senza sapere come andrà a finire: al contrario sarebbero stati capaci tutti di partire. Partono perchè in quello sguardo intravedono qualcosa per il quale varrà la pena di rischiare il certo per l’incerto.





