”In un mondo dilaniato da guerre e divisioni, in una società sempre più frammentata e individualistica, vogliamo essere ‘martiri’, cioè testimoni e profeti, di unità, di accoglienza, di concordia e di pace, anche a costo di sacrifici e rinunce”. Il Papa, nella Cattedrale della Santa Croce e Sant’Eulalia a Barcellona, guida la preghiera dell’Ora Media, pronunciando anche parole in catalano. ”Barcellona – dice Leo e – è detta ”Cap i Casal de Catalunya”. Ciò dà a questa comunità, a tutti voi, Barcellonesi e Catalani, una vocazione e una responsabilità speciale a farvi, con l’aiuto di Dio, costruttori di unità ”.
”Come la Vergine Eulalia e tanti altri martiri – osserva il Pontefice – vogliamo rispondere il nostro ”sì”, pronti, dove necessario, a morire a noi stessi, a perderci per ritrovarci, a rinunciare a ciò che è superfluo per costruire su ciò che è essenziale e dura per sempre.
Questo ci insegna il Crocifisso, a questo ci invitano l’Apostolo Paolo e gli esempi dei Santi, questo vogliamo fare insieme, secondo la preghiera di Gesù al Padre, durante l’ultima Cena. Ci aiuti Maria, Madre della Chiesa e Madre dell’unità ad essere fedeli a questo impegno e a questa missione: Santa Maria de la Mercè, pregueu per nosaltres”, conclude con una espressione in catalano.
Fuoriprogramma di papa Leone al termine della celebrazione dell’Ora Media. Il Pontefice, sul sagrato della cattedrale di Barcellona, saluta i barcellonesi con qualche parola anche in catalano. ”Buongiorno Barcellona, – ha detto Leone in spagnolo – con grande gioia saluto tutti voi. Grazie per essere qui, per la pazienza, per la gioia perché celebriamo tutto insieme la fede in Cristo che ci ha chiamati a vivere uniti come un solo popolo. Un saluto a tutti voi”. Quindi, in catalano ha dato ”l’arrivederci” a stasera alla veglia di preghiera allo stadio.





