Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Seppe [Eva] tanto ben dire, istigata dal diavolo, che, prendendo Adamo il pomo, lo mangiò, ove nello stesso tempo cascò nella disgrazia di Dio. Ed essendo caduto si conobbe nudo, vergognandosi di esser veduto (I 325).
Per nudità intendiamo un corpo privo di indumenti. Il mostrarsi in società completamente o parzialmente nudi, senza offendere il “pubblico pudore” dipende molto dalla cultura e dagli usi di un popolo. Negli anni Cinquanta, quando in Italia le donne cominciarono a scoprire le ginocchia, qualcuno, pensando dove sarebbero poi arrivate, disse: «E la moda dell’Uganda / sarà quella che comanda!». Fra Tommaso parla della nudità di Adamo, di Gesù e dell’anima, ma questa nuda di vizi e di amor proprio, povera, ma umile e bisognosa dell’aiuto di Dio.
«Vedutosi [Adamo] in così cattivo stato, ridotto ignudo peccatore nemico di Dio, rimordendogli la coscienza, cominciò a temere il castigo, e, fuggendo dalla faccia di Dio, si nascose fra boschi» (III 126). «Gesù partorito in una stalla, luogo tanto povero ove non si vedeva altro che sterco d’animali e tele di ragni […]. E stava, o anima mia, il tuo Dio nudo, piangendo, e tu non piangi?» (I 351). «Contempla, o anima mia, come è menato in un luogo ove era una colonna e, spogliandolo dalle sacre veste, restò nostro Gesù nudo. Oh quanto disprezzo e vilipendio!» (I 239); e poi sulla croce: «Quando il tuo Signore si vide così nudo alla presenza di sì fatta gente, sentì estremo rossore e confusione» (I 412); «Oh, in qual angustie si trovava allora Dio e come stava quando si vide nudo, scorticato e insanguinato, dovendo anche esser levato in aere alla vista di tutto il popolo»! (I 248).
Dio dice che l’anima innamorata «in ogni tempo cerca me, nuda, spogliata, umiliata, perseguitata, infamata, derelitta, abbandonata, percossa, mortificata, e anco morta; e in questa bassezza trova me, somma grandezza» (II 306), perché «i cuori innamorati non hanno altro vedere che il solo Dio, nudi e spogliati d’ogn’interesse e proprietà» (II 177). Per il contemplativo «la povertà gli sarà ricchezza, la nudità e penuria somma abbondanza; grotte, deserti, discipline, digiuni gli saranno delizie, la lontananza dalle creature gli sarà un accostarsi al suo Dio» (II 507). «O beati se con affetto vi accosterete al nudo crocifisso!» (II 458). Fra Tommaso chiede a Dio: «A gloria della maestà vostra purificando in me tutte quelle cose che non saranno in voi e per voi, acciò non vedda tenebre di passioni, d’amor proprio; ma nudo e spogliato d’ogn’interesse, con alti ed efficaci motivi, voli a voi, come candidissima colomba» (II 392).





