Per dialogare con il mondo la Chiesa deve lavorare con la sinodalità e senza polarizzazioni per ricostruire un mondo che non serve più la dignità della persona.
Il Papa lo spiega nel suo discorso ai partecipanti all’Incontro“Fratelli tutti: Dialogo socio-ambientale Nord-Sud” di CELAM e USCCB, promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina.
“L’imperativo evangelico di prendersi cura dei poveri esige” che lo sguardo della Chiesa “si rivolga in modo particolare a coloro che subiscono con maggiore gravità le conseguenze dei cambiamenti sociali, economici e tecnologici” e poiché “Dio è entrato nella nostra storia. In Gesù Cristo ha assunto la nostra umanità e ha affidato alla Chiesa la missione di annunciare il Vangelo nel contesto delle circostanze reali in cui vivono i popoli”.
Leone XIV cita la Magnifica Humanitas e ricorda che “di fronte allo sviluppo tecnologico, la questione decisiva non è semplicemente se accettiamo o rifiutiamo determinati strumenti, ma quale umanità vogliamo costruire e quale posto avrà in essa ogni persona”. Questo porta ad un “programma di responsabilità condivisa” che “può contribuire proprio a evitare che le legittime differenze si trasformino in frammentazione”, senza polarizzazioni. Ecco perché “l’esperienza sinodale della Chiesa può offrire qui un insegnamento: ascoltare veramente le differenze non significa diluirle, ma imparare a discernere e a cercare, a partire da esse, ciò che può servire al bene di tutti. Questo esercizio risulta particolarmente necessario in un’epoca in cui le narrazioni polarizzate trovano immediata amplificazione e in cui lo scontro può facilmente trasformarsi in strumento di potere”.
E il dialogo autentico il Papa dice che “esige qualcosa di più della cordialità: obbliga a rimanere nel dialogo quando emergono interessi contrastanti e quando le decisioni richiedono rinunce concrete”.
In questo la Chiesa ha la Dottrina sociale come guida anche se “i suoi principi non sostituiscono le decisioni che dovete prendere; offrono piuttosto criteri per valutare se tali decisioni rispettino veramente la dignità umana e servano il bene comune”.
Citando la conclusione della Magnifica Humanitas con la figura di Neemia davanti a Gerusalemme distrutta il Papa dice: “Allo stesso modo, ai nostri giorni, grandi strutture sono crollate ovunque il progresso smetta di servire la persona, dove il lavoro perda la sua dignità, dove intere comunità vengano emarginate o dove la tecnologia finisca per accentuare le divisioni che dovrebbe invece aiutarci a superare”. Allora chiede di lasciarsi “stimolare dai segni dei tempi e accogliete i contributi delle scienze, delle culture e delle esperienze umane per discernere possibili vie da seguire” e incoraggia “a coltivare una sana «cultura della negoziazione» , capace di aprire vie laddove le differenze sembrano precludere ogni possibilità di incontro. In questo modo, potrete anche voi contribuire alla diplomazia della pace di cui il nostro mondo ha bisogno”.
Infine una sottolineatura: “Neemia non ricostruì Gerusalemme da solo. Chiamò a raccolta il suo popolo, e ciascuno lavorò alla sezione di cui era responsabile. Spetta ora a voi riconoscere quale parte di questo lavoro condiviso vi è stata affidata. Possa il progresso del nostro tempo non lasciare nuove rovine al suo passaggio, e possa ciò che costruiamo essere veramente una casa e un rifugio per tutti, a cominciare dai più bisognosi”.
L’udienza con le Benedettine
“Per il nostro tempo, che è segnato da una sete di vita autentica, di comunione e di pace (…) gli sforzi che state compiendo per radicarvi sempre più profondamente in Cristo e per essere sua testimonianza viva e orante in tutta la mondo, sono un grande segno e un dono profetico”.
É stato questo il saluto del Papa ai Partecipanti al Simposio della “Communio Internationalis Benedectinarum”. Un’opera che Leone XIV ha definito “preziosa e che “ da venticinque anni prosegue il cammino di comunione e di coordinamento avviato e promosso da Papa Leone XIII per la Confederazione Benedettina Confederazione, e successivamente incoraggiato dal Concilio Vaticano II nel Decreto Perfectae Caritatis” . Un cammino di “sinodalità spirituale che fa dell’unicità di ciascuno unicità di ciascuno un tesoro per tutti”.
Il Papa ha ricordato le sue visite a Subiaco e Montecassino: “pregare in quei luoghi che rivestono un significato così profondo per l’intero Popolo di Dio e per la nostra storia”. Il grazie è per la preghiera e la “presenza umile e silenziosa, per l’offerta quotidiana e nascosta delle vostre vite e per la guida spirituale, la riflessione teologica e i valori comunitari che vivete e irradiate”.
La Communio Internationalis Benedictinarum – il CIB – è nata nel 2001 a Nairobi, in Kenya in una riunione delle rappresentanti delle comunità benedettine femminili di tutto il mondo. Per una trentina di anni prima di tale evento, si fecero tentativi per riunire, in un legame fraterno, le monache e suore consociate con la Confederazione benedettina.
Mentre ciascuna delle comunità ha il suo carisma e il carattere unico, riconoscono la unità nella Regola di San Benedetto e nella tradizione benedettina che è fiorita nei paesi e nelle culture di tutto il mondo. Il CIB ci ha permesso di sperimentare in maniera profonda e concreta la ricca espressione del carisma benedettino manifestato nella vita delle nostre comunità.
Il CIB è cresciuto e sviluppato in modo notevole nel corso degli anni dalla sua nascita nel 2001.




