Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Quando si ha da usar la giustizia, temperarla con l’olio della misericordia. La giustizia e la misericordia sono sorelle care, né mai si deve usar la giustizia senza la misericordia» (I 266).
Ci sono noti tantissimi tipi di olio e per molteplici usi. Per la loro origine: oli vegetali, animali e minerali; per l’uso: oli alimentari, lubrificanti e medicinali. Una sola volta il beato Tommaso parla di un medicinale; una dozzina di altre occorrenze riguardano invece un bel altro olio.
Medicinale: «A mio proposito mi farà grazia se la Illustrissima [medico Guarinoni] avesse alcuna cosa per il mio stomaco tutto ruinato che appena posso vivere. O olio per ungere, ovvero altro: mi sarà cosa gratissima. Ed è tre mesi che vivo perché così vuole Dio, ma umanamente non è possibile che io possa vivere. Desidero però morire per desiderio ardente che tengo per unirmi al mio Cristo» (IV 176).
Misericordia: «Questa gran Madre fu quella che portò la salute del mondo; fu quella candidissima colomba che uscì dall’arca posando il piede sopra il verdeggiante olivo, portando seco l’olio della misericordia, che fu il nostro vivente Dio» (III 202). «Nacque con splendore bella, come luna risplendente, [dovendo] partorire l’olio della misericordia: si doveva torchiar quest’olio sotto il torchio della santa croce; si doveva ungere con quest’olio il genere umano e si doveva risanare le infermità nostre. Quest’olio doveva essere il prezioso sangue di Gesù che doveva nascere nell’olivaro di Maria Vergine per opera dello Spirito Santo» (II 590).
Amore: «Sempre vadano crescendo i legami di amore con Cristo, lasciando gli amori vani, transitori di questa infame vita, ma come colomba candidissima, vestita di amore, abbiate a volar nella verdeggiante oliva dell’amato Cristo, gustando l’olio dell’amore»(IV 211). «Crescendo l’amore [per Dio] crescono gli ardori. Questi ardori liquefano l’anima, e questa liquefazione è un olio che accende maggior fiamme, e quest’unzione è lo Spirito Santo, il quale sempre arde e abbrucia le anime innamorate» (II 540).
L’anima: «Non si può gustar Dio e il senso; non si può unire alla virtù il vizio, non si può mescolare l’acqua con l’olio, non si può amar Dio ove è senso e passione, non può volare nei cieli quello che avrà attaccato ai piedi un gran trave» (II 97). «E se mi dirai che è morto senza confessione, io dirò che, quando l’uomo muore con suoi sentimenti, è in obbligo di ben confessarsi e far testamento, comunicarsi, aver l’olio santo, raccomandargli l’anima con altre cose» (II 101).





