Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E se si avesse un’ampolla del sangue di Cristo, oh con quanta custodia si terrebbe, oh con quanta devozione e riverenza si maneggerebbe, sì come bisognerebbe fare! (I 266).
Certamente noi tutti abbiamo molta cura nel custodire le nostre cose di valore e quelle a cui siamo maggiormente affezionati, meno forse per le altre; peggio poi fanno quanti devastano, rompono, sfregiano, imbruttiscono le proprietà altri per puro vandalismo o per specularci sopra. È opportuno conservare i beni anche perché ne possano godere i posteri e lo vediamo visitando musei, ville, castelli e tante raccolte di oggetti. Ma è altrettanto nobile e dignitoso custodire i nostri sensi e la nostra anima.
«Maria doveva sempre avere angioli che la custodivano e familiarmente conversavano con lei» (I 132); «Eran passati alcuni mesi dall’incarnazione del Verbo in Maria e santo Giuseppe custodiva Maria e l’amava tanto che già mai nessuno sposo tanto amò la sua sposa» (I 145). «O degnissima regina, custodite me, povera creatura, indegna di levar gli occhi al cielo» (II 266). «Una fortezza non è guardata solamente di giorno, ma anche di notte, e in ogni tempo è custodita per resistere ai tuoi nemici. Così l’anima tua è fortezza, insidiata da molti nemici» (II 96), «con i quali devi andar molto cauto e circospetto come se fossero per assalirti ognora» (II 414), «stando alla custodia dei sentimenti tanto interni come esterni, tagliando, sradicando da sé quelle cose che dispiacciono a Dio» (II 306), ma «molti per non custodire le celesti ispirazioni, si rendono inabili all’amore di Dio» (II 330). «Confídati in chi ti ha creato e che tiene custodia di te» (II 398).






