Dal Vangelo secondo Matteo
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
Il commento
Quando si incontra qualcuno che vive in una grande città e alla domanda “dove abiti?” risponde “in centro” subito si ha l’idea che sia di famiglia per bene. Alquanto diversa, invece, la percezione della sua reputazione di fronte all’indicazione“in periferia” soprattutto magari con la specifica a Corviale o a San Basilio se di Roma, a Quarto Oggiaro se di Milano, a Scampia se di Napoli o comunque in un quartiere considerato malfamato. Proprio per questa nostra spontaneità a etichettare i luoghi, il Vangelo ci tiene a sottolineare che Gesù ha la residenza a Cafarnao, specificando pure la zona di Zabulon e Neftali.
Quindi… il peggio. Gesù abita nei bassifondi. La zona di Cafarnao era chiamata “Galilea delle genti”. Già il nome suggerisce la differenza tra “il popolo eletto” (simboleggiato da Gerusalemme col tempio sul monte) e questo angolo di pianura depressa abitata da “gentaglia”. Essendo una regione di confine era piena di stranieri, con culture e religioni diverse, ritenuti poco affidabili e turbolenti, guardati con sospetto dagli invasori romani.
Comunque al di là della fede e della politica, l’elemento determinante era il commercio che creava ulteriori rivalità. Se analizziamo il dettaglio della residenza di Gesù a Cafarnao da un punto di vista moderno, il giudizio è alquanto negativo. Come capacità di marketing e di immagine il Vangelo è a zero. I profeti annunciavano un Messia nobile, potente, glorioso e come poteva essere Gesù se stava nelle bettole? Per Dio Cafarnao è il luogo migliore dove avere la residenza perché Cafarnao ci assomiglia, è lo specchio di ogni cuore. Come Cafarnao abbiamo un miscuglio di valori e di ideali.
La religione la sentiamo staccata e spesso la ignoriamo. Ci sono invasori nella nostra mente e nelle nostre scelte, pervasivi e condizionanti come lo erano i romani, dei quali ci lamentiamo ma poi tutto sommato ci adeguiamo. La priorità alla fine ce l’ha il lavoro. Importante è cavarsela. Quindi Dio non sta sulle nuvole come noi pensiamo, ma ha la residenza a Cafarnao, nella Cafarnao che siamo noi: abita i nostri bassifondi, la nostra miseria, la nostra confusione, le zone più malfamate del nostro agire. Noi cerchiamo di galleggiare sul disordine, pescando qualcosa qua e là, tra ingarbugliamenti e rischi di naufragio.
Gesù, come con i discepoli, ci libera da queste reti. Sentirsi dire: “seguimi, vieni da me e con me!” diventa allora decisamente penetrante perché vuol dire che per stare dietro a Dio ci si trova ad andare dentro se stessi. Il Signore però non può fare nulla se non c’è prima la nostra libera scelta di smuoverci sbloccandoci dalle nostre paralisi. “Il primo passo non ti porta dove vuoi, ma ti toglie da dove sei” (Alejandro Jodorowsky). Solo così è possibile abitare il disordine e affrontare le miserie. La conversione per il Vangelo non è estraniarsi a mani giunte, ma è scoprire Dio nella Cafarnao della nostra interiorità, come vicino di casa, compagno di strada, socio di vita.





