Il beato Rosario Angelo Livatino, “primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire”, con decreto del 7 ottobre 2026 è stato dichiarato dal Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti Patrono dei Magistrati italiani.
In tutte le fasi dell’iter di discernimento e approvazione, “i Vescovi italiani hanno sostenuto la richiesta del Comitato promotore, riconoscendo nella figura del giudice Livatino un modello di riferimento, uno speciale intercessore per quanti ogni giorno amministrano la giustizia”, fa sapere un comunicato ufficiale della CEI.
“Il giudice Livatino si è distinto quale autentico uomo di legge e fedele servitore dello Stato. Nel suo servizio alla collettività, è stato capace di contemperare nell’esercizio delle sue funzioni la verità con la carità, la scienza giuridica con l’etica cristiana e l’atto del giudicare con un discernimento illuminato dalla fede e dalla preghiera”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Livatino era un “ragazzino” che a soli ventisette anni ricoprì l’incarico di sostituto procuratore della Repubblica al Palazzo di Giustizia di Agrigento. La sua esistenza non si snodò, solo sul crinale della storia, ma soprattutto coinvolse quello della fede. Guardando la vita del giudice Livatino ci si trova di fronte ad un coerente testimone del Vangelo. Morì giovanissimo ucciso per mano della mafia. Giudice a latere in importanti processi, visse la professione come una missione e la carità come l’obiettivo del suo essere. E ora è beato e Patrono di tutti i magistrati.






