La collaborazione scientifica è un bene pubblico a servizio della pace. Con questa consapevolezza, che è allo stesso tempo un auspicio, Leone XIV si rivolge nella Sala Clementina del Palazzo apostolico ai circa 140 membri della Pontificia Accademia delle Scienze impegnati oggi e domani, nella Casina Pio IV in Vaticano, nella Sessione Plenaria sul tema Il futuro della scienza in unmondo che cambia“, che è stata preceduta, il 22 e 23 settembre, da un workshop su Evoluzione e sviluppo. Ambizione e umiltà, rigore e dialogo, innovazione e responsabilità: questi sono i criteri che devono ispirare la ricerca e l’avanzamento tecnologico globale.
Riconoscere i rischi del progresso tecnologico
La premessa del Papa, nel suo discorso di stamani, 24 settembre, è quella più volte ribadita nella enciclica Magnifica humanitas, di cui cita diversi passaggi per mettere in luce, sì, le enormi potenzialità della tecnologia in ambito medico-sanitario, alimentare o in quello legato alla conoscenza dell’universo, ma, dall’altra parte, gli impatti ancora incerti sul futuro stesso dell’umanità.
L’intelligenza artificiale può essere utilizzata per sorvegliare, manipolare e discriminare. Capacità informatiche sofisticate e armi autonome possono, se sviluppate o dispiegate senza misure di sicurezza adeguate e senza controllo umano, presentare nuovi pericoli per la sicurezza e la pace internazionale. Inoltre, gli attuali sistemi di IA richiedono grandi quantità di energia e acqua, incidono in modo significativo sulle emissioni di anidride carbonica e consumano risorse in maniera intensiva”.
Clima, giustizia, dignità umana
“Più è grande il nostro potere di trasformare il mondo – afferma il Papa -, più deve essere grande la nostra capacità di discernere ciò che davvero serve la dignità umana donata da Dio”.
È un monito che deve illuminare, secondo il Pontefice, il discernimento di chi è chiamato a prendere decisioni in merito ai danni delle catastrofi naturali che con sempre maggiore frequenza e intensità si abbattono su intere popolazioni colpendo, sottolinea ancora Papa Leone, più pesantemente i poveri. Una constatazione, questa, già abbondantemente rimarcata dal suo predecessore Francesco nella Laudato si’, da cui Leone riprende il concetto centrale e imprescindibile della interdipendenza tra Paesi e discipline, ma anche e soprattutto quello per cui dovrebbe essere la “giustizia” il catalizzatore di ogni scelta comunitaria. Lo chiarisce in questa sottolineatura:
Ne consegue che la questione climatica non è meramente una sfida ambientale, ma è fondamentalmente una questione di giustizia, di dignità umana e di solidarietà tra popoli e generazioni. Non possiamo rispondere a queste sfide solo dopo che il disastro si è già verificato. Dobbiamo passare dalla gestione delle emergenze alla prevenzione, dalla vulnerabilità alla prontezza e dalle misure a breve termine a una visione saggia e lungimirante per l’umanità. Ciò esige un approccio di responsabilità e di discernimento alla scienza che costruisca resilienza.
Cooperazione interdisciplinare e solidarietà tra i popoli
Insieme all’elogio per tutto il lavoro svolto negli ultimi due anni dall’Accademia delle Scienze, di concerto con la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, nell’organizzazione dei Summit sulla resilienza climatica, Leone esprime, infine, l’incoraggiamento a perseverare sulla strada della piena interazione tra scienziati, giovani, autorità pubbliche, rappresentanti della società civile e membri di differenti tradizioni religiose. “Le sfide di un clima che cambia – spiega – superano tutti i confini tra discipline, istituzioni e nazioni; pertanto, anche la nostra risposta deve superarli”.
I giovani che ci circondano ci ricordano che c’è un futuro! Ed è una cosa molto, molto importante. È mia preghiera che possiate promuovere una cultura scientifica che sia ambiziosa ma umile, rigorosa ma aperta al dialogo, innovativa ma responsabile, cooperativa a livello globale ma inclusiva di quanti sono più a rischio e più nel bisogno. In questo modo, la collaborazione scientifica, come bene pubblico al servizio della pace, potrà continuare a focalizzarsi sulla salvaguardia della dignità umana donata da Dio, promovendo il bene comune e prendendosi cura del creato. (Vatican News).






