“Siamo grati per ciò che i vescovi dei paesi dell’Unione Europea possono fare in questo momento. Potete contribuire a sostenere la scelta della pace all’interno dei singoli governi, all’interno delle istituzioni europee e anche nelle coscienze dei popoli d’Europa. L’opinione pubblica non è una questione secondaria. È uno dei luoghi in cui si decide il futuro morale delle nostre nazioni. Una parola più chiara, più coraggiosa e più evangelica da parte della Chiesa può ancora aiutare l’Europa a resistere all’indifferenza, al cinismo e alla complicità”.
E’ quanto scrivono in una lettera appello alla COMECE, l’organismo di vescovi europei riunito in questi giorni in assemblea a Nicosia, gli oltre 2mila preti della Rete “Preti contro il genocidio”. “Per questo motivo – scrivono rivolgendosi oltre che ai vertici di COMECE, il presidente mons. Mariano Crociata, anche al Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa -, chiediamo rispettosamente all’Assemblea di contribuire a far conoscere, studiare e valorizzare il documento ‘Kairos Palestina Un momento di verità: la fede in un tempo di genocidio’. Questo testo non è semplicemente un altro intervento tra i tanti. È un grido di fede dei cristiani palestinesi, dalla terra dell’Incarnazione, della Passione e della Resurrezione. Merita di essere accolto, studiato e discusso – spiegano – nelle conferenze episcopali, nelle diocesi, nei seminari, nelle università, nei movimenti e nei media cattolici di tutta Europa”.
“Chiediamo inoltre – fanno appello – che i documenti finali e le riflessioni dell’Assemblea tengano seriamente conto del discernimento proposto da Kairos Palestine e dal più ampio movimento Global Kairos for Justice. In particolare, ci auguriamo che possiate affermare che la vera pace non può essere costruita sulla dominazione, sul razzismo, sull’apartheid o sullo sfollamento forzato, ma deve iniziare con lo smantellamento dei sistemi oppressivi e con forme di resistenza radicate nella verità e nell’amore”. “Ci auguriamo – concludono – che possiate incoraggiare i governi, le istituzioni e la società civile ad assumersi la responsabilità di prevenire il genocidio, di difendere il diritto internazionale, di garantire la responsabilità per la complicità e di valutare misure di pressione efficaci”.






