La cronaca della visita pastorale di Papa Francesco a Trieste per la conclusione della 50/a Settimana sociale dei cattolici italiani, organizzata dalla Cei.
Il rientro a Roma
Intorno alle 11:30 papa Francesco è sceso dal gigantesco palco allestito e ha lasciato piazza Unità d’Italia per raggiungere l’elicottero che lo riporterà a Roma. Alle 12.16 il Papa ha lasciato in elicottero il Molo Audace di Trieste per fare rientro a Roma.
L’Angelus
“Come cristiani abbiamo il Vangelo, che dà senso e speranza alla nostra vita; e come cittadini avete la Costituzione, ‘bussola’ affidabile per il cammino della democrazia. E allora, avanti! Senza paura, aperti e saldi nei valori umani e cristiani, accoglienti ma senza compromessi sulla dignità umana. Su questo non si gioca”. Lo ha detto il Papa all’Angelus, al termine della messa a Trieste. Trieste è una porta aperta ai migranti” e “a tutti coloro che fanno più fatica. Trieste è una di quelle città che hanno la vocazione di far incontrare genti diverse: anzitutto perché è un porto, e un porto importante, e poi perché si trova all’incrocio tra l’Italia, l’Europa centrale e i Balcani. In queste situazioni, la sfida per la comunità ecclesiale e per quella civile è di saper coniugare l’apertura e la stabilità, l’accoglienza e l’identità. E allora mi viene da dire: avete le ‘carte in regola’, grazie. Avete le carte in regola per affrontare questa sfida!”. Lo ha detto il Papa all’Angelus al termine della messa a Trieste. “Rinnoviamo il nostro impegno a pregare e operare per la pace: per la martoriata Ucraina, per la Palestina e Israele, per il Sudan, il Myanmar e ogni popolo che soffre per la guerra”.
L’omelia della Santa Messa in Piazza Unità d’Italia
”Ci serve lo scandalo della fede” una ”fede che spiazza i calcoli dell’egoismo umano, che denuncia il male, che punta il dito contro le ingiustizie, che disturba le trame di chi, all’ombra del potere, gioca sulla pelle dei deboli”, ha detto il Papa nella messa presieduta a Trieste in Piazza Unità d’Italia, al termine della 50esima Settimana sociale dei cattolici in Italia. ”Fratelli e sorelle, – dice Francesco nell’omelia- questo è lo scandalo: una fede fondata su un Dio umano, che si abbassa verso l’umanità, che di essa si prende cura, che si commuove per le nostre ferite, che prende su di sé le nostre stanchezze, che si spezza come pane per noi. Un Dio forte e potente, che sta dalla mia parte e mi soddisfa in tutto è attraente; un Dio debole, che muore sulla croce per amore e chiede anche a me di vincere ogni egoismo e offrire la vita per la salvezza del mondo, questo è uno scandalo”.
”Eppure, – osserva il Papa – mettendoci davanti al Signore Gesù e posando lo sguardo sulle sfide che ci interpellano, sulle tante problematiche sociali e politiche discusse anche in questa Settimana Sociale, sulla vita concreta della nostra gente e sulle sue fatiche, possiamo dire che oggi abbiamo bisogno proprio di questo: lo scandalo della fede. Non di una religiosità chiusa in se stessa, che alza lo sguardo fino al cielo senza preoccuparsi di quanto succede sulla terra e celebra liturgie nel tempio dimenticandosi però della polvere che scorre sulle nostre strade. Ci serve, invece, lo scandalo della fede, una fede radicata nel Dio che si è fatto uomo e, perciò, una fede umana, una fede di carne, che entra nella storia, che accarezza la vita della gente, che risana i cuori spezzati, che diventa lievito di speranza e germe di un mondo nuovo”.
“È una fede che sveglia le coscienze dal torpore, che mette il dito nelle piaghe della società, che sono tante, che suscita domande sul futuro dell’uomo e della storia; è una fede inquieta, che ci aiuta a vincere la mediocrità e l’accidia del cuore, che diventa una spina nella carne di una società spesso anestetizzata e stordita dal consumismo.
“Avete pensato se il consumismo e’ entrato nel vostro cuore? Quell’ansia di sprecare soldi? E’ un cancro che ti fa egoista e ti fa guardare solo te stesso, abbiamo bisogno – dice Bergoglio – di una fede che spiazza i calcoli dell’egoismo umano, che denuncia il male, che punta il dito contro le ingiustizie, che disturba le trame di chi, all’ombra del potere, gioca sulla pelle dei deboli. Quanti usano la fede per sfruttare la gente”.’Avete pensato se il consumismo e’ entrato nel vostro cuore? Quell’ansia di sprecare soldi? E’ un cancro che ti fa egoista e ti fa guardare solo te stesso”. Lo ha detto il Pontefice, nel corso della messa, a Trieste. Il Papa poi a braccio si è scusato per la sua lettura intermittente: ”Mi scuso di leggere così ma il sole mi muove tutto”.
”Non scandalizziamoci di Gesù ma, al contrario, indigniamoci per tutte quelle situazioni in cui la vita viene abbruttita, ferita e uccisa”, ha continuato il Papa. “Noi che talvolta ci scandalizziamo inutilmente di tante piccole cose, faremmo bene invece a chiederci: perché dinanzi al male che dilaga, alla vita che viene umiliata, alle problematiche del lavoro, alle sofferenze dei migranti, non ci scandalizziamo? Perché restiamo apatici e indifferenti dinanzi alle ingiustizie del mondo? Perché non prendiamo a cuore la situazione dei carcerati, che anche da questa città di Trieste si leva come un grido di angoscia? Perché non contempliamo le miserie, il dolore, lo scarto? Abbiamo paura di trovare Cristo li”’.
“Gesù non si è nascosto dietro l’ambiguità, non è sceso a patti con le logiche del potere politico e religioso. Della sua vita – ha detto ancora il Papa . ha fatto un’offerta d’amore al Padre. Così anche noi cristiani: siamo chiamati a essere profeti e testimoni del Regno di Dio, in tutte le situazioni che viviamo, in ogni luogo che abitiamo”. ”Da questa città di Trieste, affacciata sull’Europa, crocevia di popoli e culture, terra di frontiera, alimentiamo il sogno di una nuova civiltà fondata sulla pace e sulla fraternità; non scandalizziamoci di Gesù ma, al contrario, indigniamoci per tutte quelle situazioni in cui la vita viene abbruttita, ferita e uccisa; portiamo la profezia del Vangelo nella nostra carne, con le nostre scelte prima ancora che con le parole. Coerenza tra scelte e parole. E a questa Chiesa triestina vorrei dire: avanti! Continuate a impegnarvi in prima linea per diffondere il Vangelo della speranza, specialmente verso coloro che arrivano dalla rotta balcanica e verso tutti coloro che, nel corpo o nello spirito, hanno bisogno di essere incoraggiati e consolati. Impegniamoci insieme – ha concluso Papa Francesco – perché riscoprendoci amati dal Padre possiamo vivere come fratelli tutti. Con il sorriso dell’accoglienza e della pace nell’anima”.
”A questa Chiesa triestina vorrei dire: avanti! Continuate a impegnarvi in prima linea per diffondere il Vangelo della speranza, specialmente verso coloro che arrivano dalla rotta balcanica e verso tutti coloro che, nel corpo o nello spirito, hanno bisogno di essere incoraggiati e consola”.
Hanno partecipato alla messa col Papa a Trieste circa 8.500 fedeli. Concelebrano 98 vescovi e 260 sacerdoti. Sono inoltre presenti vescovi e pastori delle Chiese serbo ortodossa, greco ortodossa e luterana. Lo fa sapere la Sala stampa del Vaticano.
Partecipano fedeli da Trieste e da altre città della regione, fedeli austriaci, croati, sloveni, inglesi , australiani , tedeschi, argentini, colombiani, venezuelani. Fedeli anche dall’Ucraina, dalla Bielorussia, dal Perù, dalla Nigeria e dal Camerun.
L’arrivo in Piazza Unità d’Italia
Papa Francesco è giunto intorno alle 9:40 in piazza Unità d’Italia. Sceso dalla Fiat 500 è salito a bordo di un biposto aperto bianco con i simboli del Vaticano e, mentre la folla cantava “Emmanuel”, passando a velocità bassissima, ha stretto tante mani e salutato la gente in attesa. Infine, ha raggiunto il gigantesco palco montato in piazza dove al centro c’è un altare con una grande Croce. Tante le associazioni e i cattolici presenti con striscioni di saluto. La zona è blindata e per accedere alla piazza occorre una speciale autorizzazione rilasciata nei giorni scorsi.
L’incontro con i rappresentanti delle 16 confessioni che convivono a Trieste
Poco prima delle 9:30 papa Francesco ha lasciato il Gcc in Porto Vecchio diretto in centro, a piazza Unità d’Italia. Al termine del discorso il Pontefice è sceso dal palco per raggiungere un’altra sala del Generali convention center dove ha incontrato in tre momenti diversi, i rappresentanti delle 16 confessioni che convivono a Trieste, il rettore dell’Università, Roberto Di Lenarda, insieme con tanti studenti e alcuni docenti e infine, in una sala più grande, un centinaio di disabili, migranti e persone in difficoltà. Infine in sedia a rotelle si è allontanato per raggiungere la Fiat 500 bianca dove è salito; in un corteo scortato da motociclisti e mezzi della Polizia, è partito alla volta di piazza Unità d’Italia dove è previsto che celebri una messa e l’Angelus.
L’intervento al termine della Settimana sociale dei cattolici
”E’ evidente che nel mondo di oggi la democrazia, diciamo la verità , non gode di buona salute. Questo ci interessa e ci preoccupa, perché è in gioco il bene dell’uomo, e niente di ciò che è umano può esserci estraneo”. Lo ha detto il Papa nel suo intervento a Trieste davanti ai congressisti al termine della Settimana sociale dei cattolici. La democrazia è partecipazione “e la partecipazione non si improvvisa: si impara da ragazzi, da giovani, e va ‘allenata’, anche al senso critico rispetto alle tentazioni ideologiche e populistiche”. “Possiamo immaginare la crisi della democrazia come un cuore ferito. Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. Se la corruzione e l’illegalita` mostrano un cuore ‘infartuato’, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale. Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre”. Lo ha detto il Papa a Trieste aggiungendo che “la cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani, i vecchi. Questa è la cultura dello scarto. Il potere diventa autoreferenziale – è una malattia brutta questa – incapace di ascolto e di servizio alle persone” .”La prima volta che ho sentito parlare di Trieste è stato da mio nonno che aveva fatto il ’14 sul Piave. E lui ci insegnava tante canzoni e una era su Trieste: ‘Il general Cadorna scrisse alla Regina, se vuoi guardare Trieste che la guardi in cartolina’”.
Le parole del Papa a Trieste al Centro Congressi
“Non possiamo accontentarci di una fede marginale, o privata. Ciò significa non tanto pretendere di essere ascoltati, ma soprattutto avere il coraggio di fare proposte di giustizia e di pace nel dibattito pubblico. Abbiamo qualcosa da dire, ma non per difendere privilegi. Dobbiamo essere voce che denuncia e che propone in una società spesso afona e dove troppi non hanno voce. Tanti, tanti non hanno voce”, ha detto il Papa a Trieste sottolineando che questo amore politico “è una forma di carità che permette alla politica di essere all’altezza delle sue responsabilità e di uscire dalle polarizzazioni, che immiseriscono e non aiutano a capire e affrontare le sfide”. “Tutti devono sentirsi parte di un progetto di comunità; nessuno deve sentirsi inutile. Certe forme di assistenzialismo che non riconoscono la dignità delle persone sono ipocrisia sociale. Non dimentichiamo questo”. “L’assistenzialismo – ha ribadito Papa Francesco – è nemico della democrazia, è nemico dell’amore al prossimo” e “l’indifferenza è un cancro della democrazia”.”La parola stessa ‘democrazia’ non coincide semplicemente con il voto del popolo. Nel frattempo a me preoccupa il numero della gente ridotta che è andata votare. Che significa questo?”. La democrazia “esige che si creino le condizioni perché tutti si possano esprimere e possano partecipare”. “Possiamo immaginare la crisi della democrazia come un cuore ferito. Ciò che limita la partecipazione è sotto i nostri occhi. Se la corruzione e l’illegalita` mostrano un cuore ‘infartuato’, devono preoccupare anche le diverse forme di esclusione sociale. Ogni volta che qualcuno è emarginato, tutto il corpo sociale soffre”, ha continuato il Pontefice aggiungendo che “la cultura dello scarto disegna una città dove non c’è posto per i poveri, i nascituri, le persone fragili, i malati, i bambini, le donne, i giovani, i vecchi. Questa è la cultura dello scarto. Il potere diventa autoreferenziale – è una malattia brutta questa – incapace di ascolto e di servizio alle persone”.
Le parole di Monsignor Renna
Partecipazione e cittadinanza. Sono le sfide del “cammino della vita quotidiana” indicate da mons. Luigi Renna, arcivescovo di Catania e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, nel suo intervento, prima del discorso di papa Francesco. Mons. Renna ha sottolineato che “oltre cento buone pratiche si sono confrontate nelle piazze di questa città accogliente”, Trieste. Una città dove per l’alto prelato si è “trovato il luogo per riscoprirci popolo, pronto a riprendere il cammino nella vita quotidiana con le due sfide”, appunto: partecipazione e cittadinanza.
Le parole del Cardinal Zuppi
“I cattolici in Italia non sono e non vogliono essere una lobby in difesa di interessi particolari e non diventeranno mai di parte, perché l’unica parte che amano e indicano liberamente a tutti è quella della persona, ogni persona, qualunque, dall’inizio alla fine naturale della vita. Senza passaporto, qualunque. E non un amore qualsiasi, ma quello che ci insegna Gesù”. Lo ha detto il cardinale presidente della Cei Matteo Zuppi alla presenza del Papa a Trieste, a conclusione delle Settimane Sociali. Per Zuppi la democrazia è come una orchestra: “Ogni strumento è importante, ma nell’orchestra tutti hanno bisogno di accordarsi agli altri”.
L’arrivo a Trieste
Papa Francesco è arrivato a Trieste. L’elicottero con a bordo il Pontefice è atterrato pochi minuti prima delle 8.00 in Porto Vecchio e il Papa raggiungerà poi il Generali Convention Center. La sua visita a Trieste, la prima in 32 anni dopo quella di Giovanni Paolo II, conclude la 50/a Settimana sociale dei cattolici italiani, organizzata dalla Cei, che ha avuto per tema quest’anno “Al cuore della democrazia”. Papa Francesco terrà un discorso al Tcc poi si trasferirà in piazza Unità d’Italia dove celebrerà una messa e l’Angelus. Successivamente ripartirà per Roma. Ad accogliere il Papa c’erano il presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi, mons. Luigi Renna, presidente del Comitato organizzatore della Settimana, il vescovo di Trieste, mons. Enrico Trevisi; le autorità locali il prefetto Pietro Signoriello, il presidente della Regione Fvg Massimiliano Fedriga e il sindaco Roberto Dipiazza. Inoltre erano presenti il presidente e l’a.d. di Generali, rispettivamente Andrea Sironi e Philippe Donnet.
L’arrivo al Centro Congressi
Papa Francesco è stato accolto con una vera ovazione al suo ingresso al Generali convention center: la folla di delegati e personalità era in piedi ad applaudire e a urlare di gioia. Il Pontefice è stato accompagnato in sedia a rotelle fin dietro le quinte, poi si è alzato in piedi e, appoggiandosi a un bastone, ha raggiunto la postazione per gli interventi. Infine, ha preso la parola il cardinale Zuppi.
Foto: Vatican Media






