Il ”mondo e’ conteso da potenze che lo devastano”. E’ il grido di dolore del Papa presiedendo la messa del Crisma in S. Pietro. ”Sorelle e fratelli carissimi,- osserva Leone – i santi fanno la storia. È questo il messaggio dell’Apocalisse.
‘Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra’. Questo saluto fa sintesi del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni”. ”In quest’ora oscura della storia – dice Prevost – è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro ”sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura! Noi annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta”.
”Il cammino di Gesù ci rivela che la disponibilità a perdere, a svuotarsi, non è fine a sé stessa, ma condizione di incontro e di intimità. L’amore è vero soltanto se disarmato, ha bisogno di pochi ingombri, di nessuna ostentazione, custodisce delicatamente debolezza e nudità”, dice il Papa presiedendo, nella Basilica vaticana, la messa crismale nella quale i sacerdoti rinnovano la promessa dell’ordinazione. ”Fatichiamo a buttarci in una missione così esposta, eppure non c’è ”lieto annuncio ai poveri” se andiamo a loro coi segni del potere, né vi è autentica liberazione se non diventiamo liberi dal possesso”, sottolinea Prevost.’
‘Nel corso della storia la missione è stata non di rado stravolta da logiche di dominio, del tutto estranee alla via di Gesù Cristo”, ha detto ancora il Pontefice. ”San Giovanni Paolo II – ha ricordato – ha avuto la lucidità e il coraggio di riconoscere come ‘per quel legame che, nel Corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto”’.’
‘Per ospitare dobbiamo imparare a farci ospitare. Anche i luoghi in cui la secolarizzazione sembra più avanzata non sono terra di conquista, o di riconquista”, sottolinea Leone XIV. Nel corso della celebrazione i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della ordinazione. ” È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città. Questo – dice il Pontefice – avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non è avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra”.’
E’ ormai prioritario ricordare che né in ambito pastorale, né in ambito sociale e politico il bene può venire dalla prevaricazione”. Il Pontefice ricorda ai sacerdoti che ” i grandi missionari sono testimoni di avvicinamenti in punta di piedi, che hanno per metodo la condivisione della vita, il servizio disinteressato, la rinuncia a qualunque strategia di calcolo, il dialogo, il rispetto”.
”È vero: a differenza di Gesù, noi viviamo anche fallimenti che dipendono dall’insufficienza nostra o altrui, spesso da un groviglio di responsabilità, di luci e ombre. Ma possiamo fare nostra la speranza di molti testimoni”. Il Papa presiede la messa del Crisma nella Basilica di S. Pietro nel corso della quale i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento della ordinazione. E, parlando di testimoni esemplari, Leone cita Romero: ”Ne ricordo uno, che mi è particolarmente caro. Un mese prima della sua morte, sul quaderno degli Esercizi spirituali, il santo Vescovo Óscar Arnulfo Romero così annotava: ‘Il nunzio di Costa Rica mi ha messo in guardia da un pericolo imminente proprio in questa settimana… Le circostanze impreviste si affronteranno con la grazia di Dio. Gesù Cristo aiutò i martiri e, se ce ne sarà bisogno, lo sentirò molto vicino quando gli affiderò il mio ultimo respiro. Ma, più dell’ultimo istante di vita, conta dargli tutta la vita e vivere per Lui… Mi basta, per essere felice e fiducioso, sapere con certezza che in Lui è la mia vita e la mia morte; che, nonostante i miei peccati, in Lui ho riposto la mia fiducia e non resterò confuso, e altri proseguiranno, con più saggezza e santità, il lavoro per la Chiesa e per la patria”’.





