Era dall’aprile 2012 che la Messa in Coena Domini del Giovedì Santo non veniva celebrata da un Pontefice nella Basilica di San Giovanni Laterano. L’ultimo Papa a celebrarla nella Cattedrale di Roma fu Benedetto XVI. Papa Leone XIV, superando il cambio impresso da Papa Francesco che preferiva celebrarla nelle carceri o nei centri di permanenza per migranti, torna dunque alla vecchia tradizione di celebrare il rito del Giovedì Santo in Laterano, lavando i piedi a dodici presbiteri della Diocesi di Roma.
“La solenne liturgia di questa sera – ha esordito il Papa nell’omelia – ci fa entrare nel Triduo Santo della passione, morte e risurrezione del Signore. Varchiamo questa soglia non come spettatori, né per inerzia, ma coinvolti a titolo speciale da Gesù stesso: come invitati alla Cena nella quale il pane e il vino diventano per noi Sacramento di salvezza. Il suo amore si fa gesto e cibo per tutti, rivelando la giustizia di Dio. Nel mondo, proprio lì dove il male imperversa, Gesù ama definitivamente, per sempre, con tutto sé stesso”.
Parlando della lavanda dei piedi Leone XIV ha osservato: “Il gesto del Signore fa tutt’uno con la mensa alla quale ci ha invitato. È un esempio del sacramento: mentre ne conferma il senso, ci consegna un compito che vogliamo assumere come nutrimento per la nostra vita. Quel che il Signore ci fa vedere, prendendo l’acqua, il catino e il grembiule, è molto di più che un modello morale. Egli ci consegna infatti la sua stessa forma di vita: lavare i piedi è gesto che fa sintesi della rivelazione di Dio, segno esemplare del Verbo fatto carne, sua memoria inconfondibile. Facendo propria la condizione del servo, il Figlio rivela la gloria del Padre scardinando i criteri mondani che sporcano la nostra coscienza”.
“Anche noi – ha aggiunto, citando Benedetto XVI – dobbiamo «apprendere sempre di nuovo che la grandezza di Dio è diversa dalla nostra idea di grandezza, perché sistematicamente desideriamo un Dio del successo e non della Passione». Queste parole di Papa Benedetto XVI riconoscono lucidamente che noi siamo sempre tentati di cercare un Dio che ci serve, che ci faccia vincere, che sia utile come il denaro e il potere. Non comprendiamo invece che Dio ci serve davvero, sì, ma col gesto gratuito e umile di lavare i piedi: ecco l’onnipotenza di Dio. Così si compie la volontà di dedicare la vita a chi, senza questo dono, non può esistere. Il Signore sta in ginocchio per lavare l’uomo, per amore suo. E il dono divino ci trasforma”.
Il gesto di Gesù – ha proseguito – “purifica non solo la nostra immagine di Dio dalle idolatrie e dalle bestemmie che l’hanno sporcata, ma purifica la nostra immagine dell’uomo, che si ritiene potente quando domina, che vuole vincere uccidendo chi gli è uguale, che si ritiene grande quando viene temuto. Vero Dio e vero uomo, Cristo ci dà invece un esempio di dedizione, di servizio e di amore. Abbiamo bisogno del suo esempio per imparare ad amare, non perché ne siamo incapaci, ma proprio per educare noi stessi, gli uni gli altri, all’amore vero. Imparare ad agire come Gesù, Segno che Dio imprime nella storia del mondo, è il compito di tutta una vita”.
Gesù – ha sottolineato Papa Leone – “è il criterio autentico, il Maestro e Signore che toglie tutte le maschere del divino e dell’umano. Il suo esempio non lo offre quando tutti sono felici e gli vogliono bene, ma nella notte in cui veniva tradito, nel buio dell’incomprensione e della violenza, affinché sia ben chiaro che il Signore non ci ama perché siamo buoni e puri: ci ama, e perciò ci perdona e ci purifica. Il Signore non ci ama se ci facciamo lavare dalla sua misericordia: ci ama, e perciò ci lava, sicché possiamo corrispondere al suo amore”.
“Impariamo da Gesù questo servizio reciproco. Non ci chiede – ha esortato Leone XIV – di ricambiarlo verso di Lui, ma di condividerlo fra noi. Lasciarci servire dal Signore è dunque condizione per servire come ha fatto Lui. Lavando la nostra carne, Gesù purifica la nostra anima”.
“In Lui – ha concluso – Dio ha dato esempio non di come si domina, ma di come si libera; di come si dona la vita, non di come la si distrugge. Davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi. È così che vogliamo seguire l’esempio del Signore. Rinnovando i gesti e le parole del Signore, proprio questa sera facciamo memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’Ordine sacro. L’intrinseco legame tra i due Sacramenti rappresenta la perfetta donazione di Gesù, sommo Sacerdote ed Eucaristia vivente in eterno. Il Giovedì Santo è perciò giorno di ardente gratitudine e di fraternità autentica. L’adorazione eucaristica di questa sera, in ogni parrocchia e comunità, sia tempo per contemplare il gesto di Gesù, mettendoci in ginocchio come ha fatto Lui, e chiedendo la forza di imitarlo nel servizio con lo stesso amore”.






