Il Papa, prima di tirare le conclusioni della due giorni di Concistoro, esprime ”vicinanza alla popolazione del Venezuela duramente colpita” dal terremoto. Il Pontefice assicura la preghiera ”per le vittime e per chi soffre per questa tragedia”. Quindi l’appello: ”Non venga meno la solidarietà della comunità internazionale”.
Il Papa, al termine della due giorni di Concistoro straordinario, fa proprio l’appello per la pace emerso nel corso della riunione: ”Diciamolo ai confratelli vescovi e a tutti i popoli . Dio desidera la pace per ogni nazione e ogni popolo. Non rassegniamoci alla violenza che non avrà l’ultima parola”.
Più sostegno alle famiglie. Lo chiede il Papa tirando le conclusioni della due giorni di Concistoro straordinario in Vaticano con il Collegio cardinalizio. Appuntamento che, ribadisce Leone, diventerà annuale. Il Pontefice, nel ricordare il summit di vescovi a Roma per il prossimo ottobre dedicato al tema della famiglia, sottolinea che ”là dove è accompagnata e sostenuta cresce la scuola di speranza. Dove è ferita o isolata la società porta conseguenze”.
Lo sguardo sul mondo
Il Vescovo di Roma assicura che è stato per lui “motivo di consolazione e di speranza” vedere come porporati “provenienti da Chiese, culture e situazioni così diverse” siano riusciti ad “ascoltarsi reciprocamente e cercare insieme ciò che meglio serve il Vangelo”. In particolare dice di portare con sé “lo sguardo” con cui i cardinali hanno contemplato il mondo, raccontando “le sofferenze provocate dalle guerre, dalle violenze, dalle povertà e dalle tante ingiustizie che segnano la vita dei popoli”.
Dietro questi drammi avete riconosciuto una sofferenza ancora più profonda: la solitudine, la crisi delle relazioni, la perdita della speranza, la difficoltà di riconoscersi reciprocamente come fratelli e sorelle. È uno sguardo che non distoglie gli occhi dalle ferite del mondo, ma ne cerca le radici, riconoscendo, spesso nascoste dentro di esse, una rinnovata domanda di senso, di autenticità, di spiritualità e di comunità. Molti cercano oggi speranza e relazioni vere
Il bene della famiglia umana
Sulla stessa scia, Papa Leone si mostra soddisfatto per il fatto che sembra essere stata colta con chiarezza una delle intuizioni della Magnifica humanitas. Quella sulla guerra che “non è soltanto un conflitto tra Stati” ma “nasce molto prima, da una cultura della potenza che attraversa il nostro modo di pensare, di vivere le relazioni, di esercitare il potere, di usare l’economia, la tecnologia e perfino la religione”. La risposta è di “ricostruire una cultura della cooperazione e del dialogo, capace di dare nuova forza anche al multilateralismo”
I popoli imparino nuovamente a cercare insieme il bene comune dell’intera famiglia umana
La non-violenza che spezza odio e vendetta
In questo cammino, per il Papa, è “essenziale” il contributo dei laici impegnati nella vita pubblica, sostenuti dalla comunità ecclesiale “per vivere la carità politica”. Ed è importante anche il dialogo ecumenico e interreligioso, che “non attenua la nostra identità cristiana, ma la rende capace di servire insieme il bene comune e la pace”. Particolarmente prezioso, per Leone XIV, è poi il tema della risposta nonviolenta di fronte alle molteplici forme di violenza. La non-violenza “non consiste nella rinuncia al conflitto né in un atteggiamento passivo, ma nello scegliere di affrontarlo senza riprodurne la logica”.
Essa non rinuncia alla verità né tace il male, ma rifiuta di difenderla con la violenza e di trasformare l’altro in un nemico: comincia disarmando se stessi. Essa rivela così la logica della Pasqua, nella quale l’amore si manifesta più forte dell’odio e il perdono spezza la spirale della vendetta. È questa la forza del Crocifisso risorto: una forza che non distrugge il nemico, ma rende possibile ritrovare un fratello
In questa prospettiva, il Papa rilancia la richiesta avanzata da diversi gruppi di proseguire “l’approfondimento del tema della legittima difesa alla luce delle profonde trasformazioni intervenute nella natura dei conflitti contemporanei”. “Questa riflessione merita di essere ulteriormente sviluppata con il necessario rigore teologico e pastorale”, assicura Leone XIV.
Le sofferenze dei giovani
Le sue parole scendono ancora più in profondità e arrivano a toccare il “cuore dell’uomo”. È lì che “si decide anche la pace”: “Prima di manifestarsi nella storia, la guerra nasce dentro di noi, quando il sospetto prende il posto della fiducia, la paura della speranza e l’altro viene percepito come una minaccia. Ma è nello stesso cuore che Cristo continua a incontrarci, a parlare e a convertirci”, sottolinea il Papa.
Da un cuore riconciliato possono nascere parole disarmate, relazioni nuove e una pace capace di raggiungere anche i popoli
Sul tema delle ferite umane, il Papa evidenzia come una delle più profonde si ritrovi tra i giovani, “nella sofferenza che talvolta li conduce fino alla disperazione, e a volte fino alla disperazione estrema del togliersi la vita”. “La loro ricerca di autenticità, di relazioni vere e di senso ci ricorda che il Vangelo continua a incontrare le attese più profonde del cuore umano”, annota il Papa, esortando ad ascoltare “con umiltà” le nuove generazioni e le loro famiglie.
La famiglia e l’incontro di ottobre su Amoris laetitia
Ecco, la famiglia. Altro tema fondamentale: “Là dove essa è sostenuta e accompagnata, cresce una scuola di relazioni, di solidarietà e di speranza”, chiosa il Papa. “Là dove è ferita o isolata, tutta la società ne porta le conseguenze”. Ricorda a tal proposito che il prossimo ottobre si terrà l’incontro con i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze Episcopali per valutare i passi fatti dopo Amoris Laetita. Parteciperanno anche alcune famiglie che condividano le esperienze: “La loro presenza è essenziale”, dice Leone.
La dignità inviolabile di ogni persona
Tra i temi di particolare interesse emersi nel Concistoro, per il Pontefice c’è inoltre l’“insistenza sulla Dottrina sociale della Chiesa”, affinché “diventi sempre più patrimonio vivo delle nostre comunità, criterio ordinario di formazione delle coscienze e di discernimento pastorale”. Un’altra convergenza è quella sul bene comune, non semplice “obiettivo da perseguire” ma “realtà da riscoprire insieme”.
Viviamo un tempo nel quale diventa difficile perfino riconoscere ciò che è veramente bene per tutti. Per questo, radicata in Cristo, la Chiesa è chiamata a custodire luoghi di incontro, di ascolto e di dialogo nei quali possa maturare una rinnovata cultura del bene comune
Questo, sottolinea il Papa, esige “un paziente lavoro educativo, che aiuti a riconoscere la dignità inviolabile di ogni persona e la responsabilità che ci lega gli uni agli altri. In questo cammino, “i poveri non sono soltanto destinatari della nostra cura, ma protagonisti della speranza che Dio continua a suscitare nella storia”.
Attuare il Sinodo, non insieme di riunioni ma stile spirituale
Infine il Papa affida “ancora una volta” ai cardinali il cammino di attuazione del Sinodo, chiedendo di “accompagnarlo con convinzione nelle Chiese che servite, favorendone una comprensione autentica e incoraggiando tutti a prendervi parte”, nella consapevolezza che “la sinodalità non è un insieme di riunioni, né un metodo di lavoro. È uno stile spirituale. Nasce dall’incontro, cresce nell’ascolto e matura nel discernimento”.
La vera domanda non è quante conversazioni sapremo organizzare, ma quale qualità evangelica avranno i nostri incontri
Importanti, in tal senso, la testimonianza, la prossimità, la formazione delle coscienze e la costruzione di comunità fraterne e credibili. “Questa testimonianza nasce dall’incontro con Cristo, dalla sua Parola e dai sacramenti”, ribadisce il Papa. Su questo stesso “fondamento” possono portare frutto anche “le necessarie riforme delle strutture, delle istituzioni e dei processi”.
Il Concistoro, esperienza di comunione al servizio della missione
Un ultimo appunto, da parte di Leone XIV, proprio sullo stesso Concistoro, del quale i partecipanti stanno poco a poco riscoprendo il significato più autentico: “Non un parlamento, non un congresso nel quale prevalgono opinioni o interessi, ma un’esperienza di comunione al servizio della missione”.
Quello che impariamo a vivere in questi giorni non riguarda soltanto il Collegio Cardinalizio. È uno stile che siamo chiamati a promuovere in tutta la Chiesa, perché ogni battezzato, secondo la propria vocazione e responsabilità, partecipi alla costruzione della civiltà dell’amore e al servizio del bene comune
Sostenere il Papa nei suoi appelli per la pace, rendendoli “ancora più efficaci” facendosene carico nelle diocesi e nelle regioni di provenienza. Riflettere sulle “profonde fratture del nostro tempo”, che alimentano la “mancanza di senso e di relazioni significative” e favoriscono un individualismo “esasperato”, aggravato anche dagli sviluppi più problematici dell’intelligenza artificiale. Promuovere, invece, il “bene comune” e un Vangelo capace di lenire le ferite del tempo presente, rendendo i cristiani “non spettatori di una rovina sociale, ma architetti saggi che ricostruiscono la città di tutti”. Sono alcuni dei temi emersi durante la terza sessione del Concistoro straordinario, svoltasi questa mattina, 27 giugno, nell’Aula Paolo VI, dopo la Messa celebrata dal cardinale decano del Collegio Cardinalizio, Giovanni Battista Re. Il Papa, presente all’inizio della sessione, è tornato prima delle relazioni dei gruppi e ha concluso la mattinata di lavori guidando la preghiera dell’Angelus.
Analizzate perdita di identità e individualismo diffuso
Il cardinale moderatore Protase Rugambwa, arcivescovo metropolita di Tabora, ha ringraziato, a nome del Pontefice, per le parole di sostegno ai suoi appelli per la pace ed ha esortato i cardinali a renderli “ancora più efficaci”, facendosene carico nelle diocesi e nelle regioni di provenienza, “perché si alzi un appello corale che dia ancora più forza a questo impegno comune”, si legge in un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede. Dopo la relazione del cardinale Stephen Brislin, arcivescovo metropolita di Johannesburg, undici gruppi hanno riferito in Aula, concentrando le loro riflessioni sulle divisioni che attraversano il mondo contemporaneo. È stato evidenziato, tra le altre cose, come la perdita di identità possa favorire “un atteggiamento tribale”. I cardinali si sono inoltre detti concordi nel sottolineare che l’individualismo diffuso alimenta “l’illusione che gli altri esistano per il nostro successo” e si sono interrogati su come l’intelligenza artificiale possa essere orientata al bene dell’umanità, senza ridurre la persona a “numeri e statistiche”.
Il valore del bene comune, antidoto alle divisioni
Molti gruppi hanno inoltre richiamato il valore del bene comune, “che spesso la politica non ricerca”, sottolineando come esso trovi origine nella fede e conduca l’uomo “a superare ogni frontiera, la prima che lo porta oltre sé stesso, a vivere la solidarietà con i poveri, come risposta all’individualismo, vivendo appieno la cattolicità”. I cardinali hanno quindi ribadito il ruolo della politica nell’applicazione della dottrina sociale della Chiesa quale antidoto alle divisioni. Diversi gruppi hanno inoltre evidenziato il valore della sinodalità come via di ascolto, dialogo e corresponsabilità ecclesiale. Al termine delle relazioni è stato dato spazio agli interventi di alcuni porporati, che hanno ripreso in chiave più personale i temi emersi durante la sessione. Altri hanno espresso gratitudine al Papa per i suoi recenti viaggi apostolici e per il suo costante impegno a favore della pace.
Approfondire le dimensioni ascetica e storica della sinodalità, offrendo ai fedeli un’immagine del sacerdozio insieme evangelica e non clericale. Sono questi alcuni dei temi emersi nella prima parte della quarta sessione del Concistoro Straordinario, svoltasi questo pomeriggio, 27 giugno, a partire dalle 16. Un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede riferisce che i lavori si sono svolti nell’Aula del Sinodo, moderati dal cardinale Joseph William Tobin, arcivescovo di Newark, negli Stati Uniti.
Non “appesantire” la Chiesa
Dopo la relazione introduttiva del cardinale Mario Grech, Segretario generale della Segreteria generale del Sinodo, hanno preso la parola diversi porporati. Secondo quanto riferito dalla Sala Stampa, i cardinali hanno affrontato il rischio “che la complessità della consultazione possa appesantire la Chiesa in un momento in cui è chiamata a dare la sua testimonianza”. Al tempo stesso è stato ribadito che la Chiesa gerarchica e il Popolo di Dio partecipano entrambi, seppur in modo differente, “al discernimento di ciò che lo Spirito dice alla Chiesa”. I porporati hanno inoltre sottolineato il contributo delle comunità cattoliche di rito orientale, la cui esperienza sinodale rappresenta un apporto significativo al cammino che coinvolge l’intera Chiesa.
La prima parte della sessione si è conclusa alle ore 17. Dopo una pausa, il programma prevede un dialogo con Papa Leone XIV con la possibilità per i partecipanti di intervenire liberamente per la durata massima di 3 minuti.
Foto: Vatican Media




