In occasione della Solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, Leone XIV stamane ha presieduto la Messa nella Parrocchia Pontificia di San Tommaso da Villanova, a Castel Gandolfo, dove si trova dal tardo pomeriggio del 13 agosto per un breve periodo di riposo. Tra i concelebranti il Vescovo di Albano, Monsignor Vincenzo Viva, e il Cardinale Fabio Baggio, Sottosegretario del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale.
In Maria – ha detto il Papa nell’omelia – “c’è la nostra storia, la storia della Chiesa immersa nella comune umanità. Incarnandosi in essa il Dio della vita e della libertà ha vinto la morte. Oggi contempliamo come Dio vince la morte, mai senza di noi. Suo è il regno, ma nostro è il sì al suo amore che tutto può cambiare. Sulla croce Gesù liberamente ha pronunciato il sì che doveva svuotare di potere la morte, quella morte che ancora dilaga quando le nostre mani crocifiggono e i nostri cuori sono prigionieri della paura e della diffidenza. Sulla croce la fiducia ha vinto, ha vinto l’amore che vede ciò che ancora non c’è, ha vinto il perdono”.
Ai piedi della croce era presente Maria. “Possiamo oggi intuire – ha aggiunto il Papa – che Maria siamo noi quando non fuggiamo, siamo noi quando rispondiamo col nostro sì al suo sì. Nei martiri del nostro tempo, nei testimoni di fede e di giustizia, di mitezza e di pace, quel sì vive ancora e ancora contrasta la morte. Così questo giorno di gioia è un giorno che ci impegna a scegliere come e per chi vivere”.
Commentando il Vangelo, il Papa ha spiegato che “il Magnificat, che il Vangelo pone sulle labbra della giovane Maria, ora sprigiona la luce di tutti i suoi giorni. Un singolo giorno, quello dell’incontro con la cugina Elisabetta, contiene il segreto di ogni altro giorno. E le parole non bastano: occorre un canto, che nella Chiesa continua a essere cantato, di generazione in generazione, al tramonto di ogni giornata”.
“La fecondità sorprendente della sterile Elisabetta – ha detto ancora Papa Leone – confermò Maria nella sua fiducia: le anticipò la fecondità del suo sì, che si prolunga nella fecondità della Chiesa e dell’intera umanità, quando è accolta la Parola rinnovatrice di Dio. Quel giorno due donne si incontrarono nella fede, poi rimasero tre mesi insieme a sostenersi, non solo nelle cose pratiche, ma in un nuovo modo di leggere la storia”.
“Così – è stata l’esortazione del Papa – la Risurrezione entra anche oggi nel nostro mondo. Le parole e le scelte di morte sembrano prevalere, ma la vita di Dio interrompe la disperazione attraverso concrete esperienze di fraternità, attraverso nuovi gesti di solidarietà. Prima di essere il nostro destino ultimo, infatti, la Risurrezione modifica – anima e corpo – il nostro abitare la terra. Il canto di Maria, il suo Magnificat, rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio. Sono le donne e gli uomini delle Beatitudini, che ancora nella tribolazione già vedono l’invisibile: i potenti rovesciati dai troni, i ricchi a mani vuote, le promesse di Dio realizzate. Si tratta di esperienze che, in ogni comunità cristiana, dobbiamo tutti poter dire di aver vissuto. Sembrano impossibili, ma la Parola di Dio ancora viene alla luce. Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita”.
Quando lasciamo prevalere le “sicurezze umane” – è l’avvertimento di Papa Leone – allora “subentra la morte, nelle forme della rassegnazione e del lamento, della nostalgia e dell’insicurezza. Invece di vedere il mondo vecchio finire, se ne cerca ancora il soccorso: il soccorso dei ricchi, dei potenti, che in genere si accompagna al disprezzo dei poveri e degli umili. La Chiesa, però, vive nelle sue fragili membra, ringiovanisce grazie al loro Magnificat. Anche oggi le comunità cristiane povere e perseguitate, i testimoni della tenerezza e del perdono nei luoghi di conflitto, gli operatori di pace e i costruttori di ponti in un mondo a pezzi sono la gioia della Chiesa, sono la sua permanente fecondità, le primizie del Regno che viene. Molti di loro sono donne, come l’anziana Elisabetta e la giovane Maria: donne pasquali, apostole della Risurrezione. Lasciamoci convertire dalla loro testimonianza”.
“Quando in questa vita scegliamo la vita – ha concluso – allora in Maria, assunta in Cielo, abbiamo ragione di vedere il nostro destino. Lei ci è donata come il segno che la Risurrezione di Gesù non è stata un caso isolato, un’eccezione. Tutti, in Cristo, possiamo inghiottire la morte. E’ un’opera di Dio, non nostra. Tuttavia, Maria è quell’intreccio di grazia e libertà che sospinge ognuno di noi alla fiducia, al coraggio, al coinvolgimento nella vita di un popolo. Non abbiamo paura di scegliere la vita! Noi siamo discepoli di Cristo. È il suo amore che ci spinge, anima e corpo, nel nostro tempo. Come singoli e come Chiesa noi non viviamo più per noi stessi. È proprio questo – è solo questo – a diffondere la vita e a far prevalere la vita. La nostra vittoria sulla morte inizia fin da ora”.
Il messaggio ai partecipanti della settimana sociale
Papa Leone XIV ha inviato un messaggio in spagnolo ai partecipanti alla Settimana Sociale 2025, ospitata a Lima, in Perù, dal 14 al 16 agosto.
“È evidente, a chiunque ripercorra la storia del Perù, che quelle terre sono state accompagnate da un disegno particolare della Provvidenza, soprattutto per quanto riguarda la nostra fede cattolica, che è sempre stata professata in armonia con l’attenzione e il servizio ai più bisognosi. Solo così si può comprendere la “densità di santità” che caratterizza quella nazione, così vicina al mio ministero e alla mia preghiera”, dice subito il Papa nel Messaggio.
Il Papa ricorda Santa Rosa da Lima, San Martín de Porres e San Juan Macías, ma non solo, anche il ministero episcopale di San Toribio de Mogrovejo, spagnolo di nascita, ma peruviano “per la sua attività missionaria e il suo vastissimo lavoro pastorale”.
“Nel corso del suo episcopato fondò un centinaio di parrocchie, convocò un Concilio Panamericano, due consigli provinciali e dodici sinodi diocesani; il tutto mentre dedicava ogni giorno il meglio delle sue forze a favore degli abbandonati e di coloro che abitavano quelle regioni geografiche o culturali che il mio predecessore, Papa Francesco, chiamava le periferie”, ricorda Papa Leone.
“Contempliamo ora il nostro tempo, attraversato da molteplici sfide in campo economico, politico e culturale. Il dolore per l’ingiustizia e l’esclusione che affliggono tanti nostri fratelli spinge tutti noi battezzati a dare una risposta che, come Chiesa, deve corrispondere ai segni dei tempi dal profondo del Vangelo. Per questo è urgente la testimonianza dei santi di oggi, cioè di persone che rimangono unite al Signore, come i tralci alla vite. I santi non sono ornamenti di un passato barocco; essi nascono da una chiamata di Dio a costruire un futuro migliore”, sottolinea il Pontefice.
“Comprendiamo, allo stesso tempo, che ogni azione sociale della Chiesa deve avere come centro e meta l’annuncio del Vangelo di Cristo, in modo tale che, senza trascurare l’immediato, conserviamo sempre la consapevolezza della direzione propria e ultima del nostro servizio. Perché se non diamo Cristo integro, daremo sempre estremamente poco”, dice il Papa.
“Cari fratelli e sorelle: non sono due amori, ma uno solo e unico, quello che ci spinge a donare sia il pane materiale che il Pane della Parola che, a sua volta, con il suo stesso dinamismo, dovrà risvegliare la fame del Pane del cielo, quello che solo la Chiesa può dare, per mandato e volontà di Cristo, e che nessuna istituzione umana, per quanto ben intenzionata, può sostituire”, conclude Papa Leone XIV.
(ACI Stampa).





