“Guardate ragazzi, il Vangelo dice che gli ultimi saranno i primi e così è stato oggi! Tanti auguri!”. Lo ha detto con tono festante papa Leone che con un piccolo fuori programma ha salutato i tantissimi studenti che hanno affollato non solo l’aula Paolo VI ma anche l’esterno, convenuti in Vaticano per partecipare al Giubileo del Mondo educativo. La battuta del Papa si riferisce al fatto che nell’ambito di questo giubileo, il primo incontro è proprio quello riservato agli studenti. Seguiranno poi incontri con gli altri settori del mondo educativo . Il Papa ha salutato quanti più giovani possibile, uno per uno, con scambi della mano e larghi sorrisi. “Buongiorno! Buongiorno a tutti!”, le sue parole ricorrenti.
“Oggi vi chiedo di allearvi per aprire una nuova stagione educativa, nella quale tutti — giovani e adulti — diventiamo credibili testimoni di verità e di pace. Per questo vi dico: siete chiamati a essere truth-speakers e peace-makers, persone di parola e costruttori di pace”. Ha detto, poi, il Papa nell’udienza agli studenti arrivati in Aula Paolo VI da tutto il mondo.
”Coinvolgete i vostri coetanei nella ricerca della verità e nella coltivazione della pace, – ammonisce – esprimendo queste due passioni con la vostra vita, con le parole e i gesti quotidiani. In proposito, all’esempio di san Pier Giorgio Frassati unisco una riflessione di John Henry Newman, un santo studioso, che presto sarà proclamato Dottore della Chiesa. Egli diceva che il sapere si moltiplica quando viene condiviso e che è nella conversazione delle menti che si accende la fiamma della verità. Così la vera pace nasce quando tante vite, come stelle, si uniscono e formano un disegno. Insieme possiamo formare costellazioni educative, che orientano il cammino futuro”.
”Possiamo conoscere molto del mondo e ignorare il nostro cuore: anche a voi sarà capitato di percepire quella sensazione di vuoto, di inquietudine che non lascia in pace.
Nei casi più gravi, assistiamo a episodi di disagio, violenza, bullismo, sopraffazione, persino a giovani che si isolano e non vogliono più rapportarsi con gli altri”, dice ancora Leone XIV.
”Penso che dietro a queste sofferenze – dice – ci sia anche il vuoto scavato da una società incapace di educare la dimensione spirituale, non solo tecnica, sociale e morale della persona umana. Da giovane, sant’Agostino era un ragazzo brillante, ma profondamente insoddisfatto, come leggiamo nella sua autobiografia, Le Confessioni. Egli cercava dappertutto, tra carriera e piaceri, e ne combinava di tutti i colori, senza però trovare né verità né pace. Finché non ha scoperto Dio nel proprio cuore, scrivendo una frase densissima, che vale per tutti noi: ‘Il mio cuore è inquieto finché non riposa in Te’. Ecco allora che cosa significa educare alla vita interiore: ascoltare la nostra inquietudine, non fuggirla né ingozzarla con ciò che non sazia”, continua il Papa.
”Ho atteso questo momento con grande emozione: la vostra compagnia, infatti, mi fa ricordare gli anni nei quali insegnavo matematica a giovani vivaci come voi”. E’ l’amarcord di Papa Leone con gli studenti ricevuti in Aula Paolo VI per il Giubileo del mondo educativo. ”Vi ringrazio per aver risposto all’invito di venire qui oggi, per condividere le riflessioni e le speranze che, attraverso di voi, consegno ai nostri amici sparsi in tutto il mondo”, osserva.
“L’educazione: un cannocchiale che vi permette di guardare oltre, di scoprire ciò che da soli non vedreste. Non fermatevi, allora, a guardare lo smartphone e i suoi velocissimi frammenti d’immagini: guardate al Cielo, verso l’alto”, ha detto ancora il Papa.
”Cari giovani, voi stessi avete suggerito la prima delle nuove sfide che ci impegnano nel nostro Patto Educativo Globale, esprimendo un desiderio forte e chiaro: ‘Aiutateci nell’educazione alla vita interiore’. Sono rimasto colpito da questa richiesta. Non basta avere grande scienza, se poi non sappiamo chi siamo e qual è il senso della vita. Senza silenzio, senza ascolto, senza preghiera, perfino le stelle si spengono”, dice Leone.
“La seconda delle nuove sfide educative è un impegno che ci tocca ogni giorno e del quale voi siete maestri: l’educazione al digitale. Ci vivete dentro, e non è un male: ci sono opportunità enormi di studio e comunicazione. Non lasciate però che sia l’algoritmo a scrivere la vostra storia! Siate voi gli autori: usate con saggezza la tecnologia, ma non lasciate che la tecnologia usi voi”. E’ uno dei passaggi centrali del denso discorso che papa Leone ha rivolto agli studenti nell’ambito del Giubileo del Mondo educativo.
“Anche l’intelligenza artificiale – ha aggiunto – è una grande novità del nostro tempo: non basta tuttavia essere “intelligenti” nella realtà virtuale, ma bisogna essere umani con gli altri, coltivando un’intelligenza emotiva, spirituale, sociale, ecologica. Perciò vi dico: educatevi ad umanizzare il digitale, costruendolo come uno spazio di fraternità e di creatività, non una gabbia dove rinchiudervi, non una dipendenza o una fuga. Anziché turisti della rete, siate profeti nel mondo digitale! A questo riguardo, abbiamo davanti un attualissimo esempio di santità: San Carlo Acutis”.





