Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E quante volte, cavando la Beata Vergine di seno le beate mammelle, dava il latte al caro figliuolino! E quante volte il tenero fanciullo piangeva ed essa lo accarezzava e se lo stringeva al petto (I 364).
Forse alla parola “mammelle” immaginiamo anzitutto noi stessi, infanti, che ne succhiammo il latte. Notando la tenerezza e la grazia con cui fra Tommaso parla di Maria che allatta Gesù, possiamo arguire che più volte abbia avuto modo di osservare questo gesto; ma egli trapassa tale atto materno e immagina l’anima bisognosa del latte necessario al suo nutrimento. Troviamo anche un suo argomento per credere Maria immacolata fin dal concepimento.
«“Ora, o eterno Padre, il vostro figliuolo piange di fame, avendo sinora pianto di freddo e altre necessità, e io non ho che darli, non avendo latte nelle mammelle per nutrirlo”. E mentre la Beata Vergine così orava, sentì in un subito riempirsi le mammelle di latte; ove tutta contenta ringraziando Iddio si accomodò sopra il tenero bambino che di fame piangeva» (I 352). «E rivolgendosi a se stessa, rimirando quelle mani che dovevano maneggiare e fasciare l’unigenito figliuolo di Dio, diceva: “Con queste mammelle popperai il tuo Dio, e con questi occhi vedrai quel Dio del cielo e della terra, e nelle tue braccia capirai [racchiuderai] quello che gli angioli non possono capire» (I 344). «Cadendo da quegli occhi [di Maria] le beate lacrime a guisa di perle, cadevano sopra la faccia del puttino e anche sopra le proprie mammelle, sì che, mentre il caro puttino gustava il dolce latte, in un istesso tempo gustava anche le lacrime della madre» (I 353); «se lo stringeva per compassione al petto, lo baciava per tenerezza, lo accarezzava, lo poppava per amore dandogli il dolce latte» (I 361); «e per riverenza tante volte non lo rimirasti abbastanza, e quelle labbra che succhiavano quel dolce latte da quelle beate vostre poppe» (II 527). «Quel re del cielo, che doveva stare per nove mesi in quel vaso del ventre di Maria e bere delle mammelle di essa, gustando quel saporoso latte che da quelle usciva, non è da credere che questo Dio volesse gustare latte contaminato ove fosse stato una tanta immondizia, e che volesse mangiare e star in quel vaso che prima fosse imbrattato di quel veleno di peccato» (I 329).






