Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E come il matrimonio è un vincolo indissolubile, così l’anima che sarà unita a Dio per amore è un legame indissolubile (II 198).
Nel suo passare di casa per la cerca, fra Tommaso veniva a contatto con i tanti problemi e difficoltà presenti nelle famiglie, alle quali cercava di dire la sua buona parola di coraggio e fiducia nel Signore. Problemi di allora come di oggi, anche per una famiglia unita dal vincolo sacramentale del matrimonio, in cui però la fede deve essere un aiuto per superare gli ostacoli. Vi è anche un “matrimonio” fra Dio e l’anima di lui innamorata.
«Andarono [gli apostoli] per tutto il mondo predicando l’Evangelo santo con tanto fervore e zelo, convertendo re e principi e popoli non solo alla vera fede, ma a lasciar regni, scettri e corone, sì come facevano le tenere verginelle lasciando le ricchezze, sontuosi palazzi, matrimoni regali, deliziosi cibi, piaceri e spassi, lasciavano il fallace mondo con tutte le sue superbie e vanità, seguitavano l’umile sposo Cristo» (II 549). «Suole alle volte accadere che un personaggio grande, innamorandosi d’una povera giovinetta di basso stato, la prende per sua sposa; ove, essendo usata a lavorare, a vestire poveramente, per virtù del matrimonio diviene nobile, si veste riccamente, si adorna di preziose gioie; e ove prima conversava con gente plebea, ora conversa con nobili e grandi; e ove prima se ne stava in povera villa, ora se ne sta in una ricca città, in un sontuoso palazzo, godendo e rallegrandosi delle ricchezze, dei tesori del suo sposo. E quello che è dello sposo è anche della sposa: così appunto fa Dio con l’anima nostra. Iddio è quel gran principe, creator del cielo e della terra; l’anima nostra è quella povera contadina mal vestita» (II 496).
«Vedrai un padre che cumula tesori per il caro Figlio, e molte volte vedrai il Figlio contro il padre e il padre contro il Figlio; vedrai il padre, la madre, che avranno una bella figlia, nella quale molto si dilettano, aspettando di far un nobile matrimonio: e pur è vero che detta figlia sarà rubata o violata, ove ne succederà rovine, strage, morte» (II 337). Contro gli eretici: «Sebbene il matrimonio è lecito, tuttavia Cristo loda sommamente la castità verginale: non vedi, meschino, che li tuoi predicanti non la vogliono capire? […] Né so come padri e madri siano tanto pazzi e spensierati che permettono alle loro figliuole ch’ascoltino da predicanti cose tali, ché purtroppo la carne gl’insegna tant’immondizie» (III 121). «Sopportate, Figliola mia, il grave peso del matrimonio, e quanto operate fate per piacer a Dio. Rendete lodi, benedizione a Dio, che vi ha dato un marito conforme alla volontà sua. E dovete superarlo in amar Iddio, e gli dovete essere uno spettacolo, incitandolo alle divine lode. Trovate luogo e tempo per unirvi a Cristo. Si ricordi che breve è la vita nostra, ma eterna sarà la corona. Non vi fermate nella terra, ma li vostri riposi siano in cielo» (IV 158). «A questo amore e unione con Dio io, poverello vermicello, invito [… voi], uniti in matrimonio santo ad andare unitamente, concorrendo a chi meglio amar, servir al nostro Dio» (IV 206). «Quanto alla continenza con vostra moglie, le dico che siete in errore, perché l’atto del matrimonio è meritorio, grato a Dio, e per nessun modo dovete credere che sia male, usato con i debiti modi che vuole Dio e santa chiesa» (IV 181).





