“Il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento ci annuncia la venuta del Regno di Dio. Prima di Gesù, compare sulla scena il suo precursore, Giovanni Battista. Egli predicava nel deserto della Giudea dicendo: ‘Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino’. Nella preghiera del ‘Padre nostro’, noi chiediamo ogni giorno: ‘Venga il tuo regno’. Gesù stesso ce l’ha insegnato. E con questa invocazione ci orientiamo al nuovo che Dio ha in serbo per noi, riconosciamo che il corso della storia non è già scritto dai potenti di questo mondo. Mettiamo pensieri ed energie a servizio di un Dio che viene a regnare non per dominarci, ma per liberarci”. Così Papa Leone XIV nell’Angelus da piazza San Pietro.
“È un vangelo: una vera buona notizia, che ci motiva e ci coinvolge. Certo, il tono del Battista è severo, ma il popolo lo ascolta perché nelle sue parole sente risuonare l’appello di Dio a non scherzare con la vita, ad approfittare del momento presente per prepararsi all’incontro con colui che giudica in base alle opere e alle intenzioni del cuore, e non secondo le apparenze – dice il Papa – Lo stesso Giovanni sarà sorpreso dal modo in cui il Regno di Dio si manifesterà in Gesù Cristo, nella mitezza e nella misericordia. Il profeta Isaia lo paragona a un germoglio: un’immagine non di potenza o di distruzione, ma di nascita e di novità. Sul germoglio che spunta da un tronco apparentemente morto, inizia a soffiare lo Spirito Santo con i suoi doni. Ognuno di noi può pensare a una sorpresa simile che gli è capitata nella vita”.
“È l’esperienza che la Chiesa ha vissuto con il Concilio Vaticano II, che si concludeva proprio sessant’anni fa: un’esperienza che si rinnova quando camminiamo insieme verso il Regno di Dio, tutti protesi ad accoglierlo e a servirlo. Allora non soltanto germogliano realtà che parevano deboli o marginali, ma si realizza ciò che umanamente si sarebbe detto impossibile. Con le immagini del profeta: ‘Il lupo dimorerà insieme con l’agnello; il leopardo si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un piccolo fanciullo li guiderà’. Come ha bisogno il mondo di questa speranza – sottolinea il Papa – Nulla è impossibile a Dio. Prepariamoci al suo Regno, facciamogli spazio. Il ‘più piccolo’, Gesù di Nazaret, ci guiderà. Lui che si è messo nelle nostre mani, dalla notte della sua nascita all’ora oscura della morte in croce, risplende sulla nostra storia come sole che sorge. Un giorno nuovo è iniziato: svegliamoci e camminiamo nella sua luce. Ecco la spiritualità dell’Avvento, tanto luminosa e concreta. Le luminarie lungo le strade ci ricordino che ognuno di noi può essere una piccola luce, se accoglie Gesù, germoglio di un mondo nuovo”.
Leone XIV al termine dell’Angelus ha detto: “Quanto è avvenuto nei giorni scorsi in Turchia e Libano ci insegna che la pace è possibile e che i cristiani in dialogo con gli uomini e le donne di altre fedi e culture possono contribuire a costruirla. Non lo dimentichiamo. La pace è possibile”.
“Il Libano continua a essere un mosaico di convivenza. Mi ha confortato ascoltare tante testimonianze in questo senso. Ho incontrato persone che annunciano il Vangelo accogliendo gli sfollati, visitando i carcerati, condividendo il pane con chi si trova nel bisogno. Mi ha commosso l’incontro con i parenti delle vittime dell’esplosione del porto di Beirut. I libanesi attendevano una parola e una presenza di consolazione ma sono stati loro a confortare me con la loro fede e il loro entusiasmo”. Così Papa Leone XIV dopo l’Angelus da piazza San Pietro ricordando il suo primo viaggio apostolico in Turchia e in Libano.
Foto: Vatican Media






