”La vita umana è caratterizzata da un movimento costante che ci spinge a fare, ad agire. Oggi si richiede ovunque rapidità nel conseguire risultati ottimali negli ambiti più svariati. Siamo assorbiti da tante attività che non sempre ci rendono soddisfatti”. Il Papa – all’udienza generale -mette in guardia i fedeli sul fatto che il troppo fare non coincide con la pienezza della vita.
”Molte delle nostre azioni – osserva – hanno a che fare con cose pratiche, concrete. Dobbiamo assumerci la responsabilità di tanti impegni, risolvere problemi, affrontare fatiche. Anche Gesù si è coinvolto con le persone e con la vita, non risparmiandosi, anzi donandosi fino alla fine. Eppure, percepiamo spesso quanto il troppo fare, invece di darci pienezza, diventi un vortice che ci stordisce, ci toglie serenità, ci impedisce di vivere al meglio ciò che è davvero importante per la nostra vita”.
”Ci sentiamo allora stanchi, insoddisfatti: il tempo pare disperdersi in mille cose pratiche che però non risolvono il significato ultimo della nostra esistenza. A volte, alla fine di giornate piene di attività, ci sentiamo vuoti. Perché? Perché noi non siamo macchine, abbiamo un ‘cuore’, anzi, possiamo dire, siamo un cuore. Il cuore – osserva – è il simbolo di tutta la nostra umanità, sintesi di pensieri, sentimenti e desideri, il centro invisibile delle nostre persone”.
Il Papa invita a prepararsi al Natale senza frenesie nei preparativi. ”Con l’avvicinarsi del Natale, facciamo attenzione a non lasciarci prendere da un frenetico attivismo nei preparativi della festa, che finiremmo per vivere in modo superficiale e che lascerebbe spazio alla delusione”, dice salutando i fedeli di lingua francese all’udienza generale.
”Prendiamoci invece il tempo di rendere il nostro cuore attento e vigile nell’attesa di Gesù, affinché la sua presenza amorevole diventi per sempre il tesoro della nostra vita e del nostro cuore”, l’invito di papa Prevost.
‘L’approdo autentico del cuore non consiste nel possesso dei beni di questo mondo, ma nel conseguire ciò che può colmarlo pienamente, ovvero l’amore di Dio, o meglio, Dio Amore. Questo tesoro, però, lo si trova solo amando il prossimo che si incontra lungo il cammino”, dice ancora il Papa.
Il prossimo, dice Leone, lo si trova nei ”fratelli” e nelle ”sorelle in carne e ossa, la cui presenza sollecita e interroga il nostro cuore, chiamandolo ad aprirsi e a donarsi. Il prossimo ti chiede di rallentare, di guardarlo negli occhi, a volte di cambiare programma, forse anche di cambiare direzione”’.
‘Nei numerosi impegni che di continuo affrontiamo, sempre più affiora il rischio della dispersione, talvolta della disperazione, della mancanza di significato, persino in persone apparentemente di successo”.
”Invece – ha aggiunto il Papa- guardare la vita con Gesù Risorto significa trovare l’accesso all’essenza della persona umana, al nostro cuore:
cor inquietum. Con questo aggettivo S. Agostino ci da comprendere lo slancio dell’essere umano proteso al suo pieno compimento ”.






