“È stato superato da tempo il limite di sopportazione di una violenza insopportabile. Abbiamo visto e conosciuto numerose cause che hanno provocato morte e distruzione a Gaza: bombardamenti, scontri, esplosioni, mancanze di beni essenziali, di cure e di farmaci. Innumerevoli appelli e la mediazione di Pontefici e di capi di Stato non sono riusciti a cambiare e a risolvere una situazione disperata”.
Lo scrive padre Ibrahim Faltas, direttore delle Scuole di Terra Santa, in un editoriale sui media vaticani. “Gli aiuti entrati a Gaza e la possibilità di far uscire chi aveva urgente bisogno di cure – spiega – sono stati una goccia nell’oceano dei bisogni reali. Cosa spinge un essere umano a non fermarsi nel provocare dolore? Come si può cambiare la sensazione di impotenza in gesti concreti di aiuto e di solidarietà? Dopo tante parole e dopo tanto dolore sembra che l’indifferenza sia caduta sul male della guerra – osserva -, sembra che la paura non spinga a continuare a denunciare chi potrebbe intervenire e non lo fa, sembra non si riesca a comprendere che il silenzio ci fa complici”.
“Intorno a Gaza e allo Stato di Palestina in Cisgiordania – denuncia quindi -. sono stati costruiti muri fisici e visibili che impediscono l’accesso ai “non autorizzati”: aiuti umanitari e relazioni umane, volontari, giornalisti e osservatori internazionali. Intorno alle zone di guerra in Terra Santa sembra essere stata costruita una barriera che blocca ogni possibilità di ingresso alla verità che aiuta la giustizia a salvare vite e a dare dignità umana ad una popolazione stremata. Cosa o chi – si chiede ancora – impedisce di aiutare esseri umani disperati che vivono in modo disumano? La loro debolezza può far paura, la loro rassegnazione non scuote le coscienze? Chi sceglie di seguire interessi economici, chi continua ad aumentare le spese per procurare morte e distruzione? Chi riconosce come nemici uomini e donne stremati dal dolore di non poter aiutare a vivere coloro a cui l’hanno data, bambini e anziani facile bersaglio di violenza, esseri umani senza forze e malati? Quale interesse – continua – proibisce di sfamare, curare, riscaldare con quello che a pochi passi è disponibile e in abbondanza? Perché non dare la possibilità della vita a chi non potrà vivere senza i farmaci che li aspettano poco fuori di un valico o di un posto di blocco? Il gelo del terzo inverno senza il calore della solidarietà a Gaza lascia indifferenti i cuori ormai induriti e disconnessi?”
“Sono domande senza risposta – riflette il frate francescano – che sono rivolte a tutti, senza distinzione, perché di fronte ad una situazione così disumana siamo tutti responsabili. Una risposta c’è ed è un Bambino in povere fasce, nato in una grotta fredda e buia, che porta pace ai cuori senza pace. È un Bambino Santo che è venuto per riconciliare i fratelli”, ricordiamo “ogni giorno, non solo nei giorni del Natale, il messaggio che dalla grotta di Betlemme arriva a noi ancora vero e attuale dopo più di duemila anni. La pace non è un’illusione, è una scelta di vita”.






