Il Papa a sorpresa sotto la pioggia è uscito in piazza San Pietro per salutare i presenti prima di celebrare la messa della Notte di Natale tornata dopo qualche anno alle ore 22.00. “Grazie per esseri venuti anche con la pioggia! Tanti auguri a tutti!” ha detto. “Vogliamo celebrare insieme la festa di Natale, Gesù Cristo che è nato per noi ci porta la pace, ci porta l’amore di Dio tanti auguri a tutti voi, Dio vi protegga e vi benedica tutte le vostre famiglie”. Così Leone ha salutato i fedeli radunati davanti ai maxi -schermi in piazza San Pietro.
Il Papa – a inizio celebrazione della messa nella notte di Natale – in S. Pietro ha disvelato il Bambino Gesù che arriva a illuminare le tenebre del mondo.
”Sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo”. Il Papa presiede la sua prima messa nella notte di Natale nella Basilica di S. Pietro e cita nell’omelia Benedetto XVI. ”Per illuminare la nostra cecità, il Signore ha voluto rivelarsi da uomo all’uomo, sua vera immagine, secondo un progetto d’amore iniziato con la creazione del mondo. Finché la notte dell’errore oscura questa provvidenziale verità, allora – dice Leone citando l’omelia di Ratzinger pronunciata nella notte di Natale del 2012 – ‘non c’è neppure spazio per gli altri, per i bambini, per i poveri, per gli stranieri’. Così attuali, le parole di Papa Benedetto XVI ci ricordano che sulla terra non c’è spazio per Dio se non c’è spazio per l’uomo: non accogliere l’uno significa non accogliere l’altro”. ”Invece là dove c’è posto per l’uomo, c’è posto per Dio: allora – scandisce Leone – una stalla può diventare più sacra di un tempio e il grembo della Vergine Maria è l’arca della nuova alleanza”.
”Ammiriamo la sapienza del Natale. Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge”. Lo sottolinea il Papa nella messa nella notte di Natale. ”Davanti alle attese dei popoli Egli manda un infante, perché sia parola di speranza; davanti al dolore dei miseri – scandisce – Egli manda un inerme, perché sia forza per rialzarsi; davanti alla violenza e alla sopraffazione Egli accende una luce gentile che illumina di salvezza tutti i figli di questo mondo. Come notava Sant’Agostino, ‘la superbia umana ti ha tanto schiacciato che poteva sollevarti soltanto l’umiltà divina”’. ” Sì, mentre un’economia distorta induce a trattare gli uomini come merce, Dio si fa simile a noi, rivelando l’infinita dignità di ogni persona. Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù. Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia?”, dice il Papa interpellando le coscienze.
”La risposta viene appena ci destiamo, come i pastori, da una notte mortale alla luce della vita nascente, contemplando il bambino Gesù.
Sopra la stalla di Betlemme, dove Maria e Giuseppe, pieni di stupore, vegliano il Neonato, il cielo stellato diventa ‘una moltitudine dell’esercito celeste’. Sono schiere disarmate e disarmanti, – osserva Prevost – perché cantano la gloria di Dio, della quale la pace è manifestazione in terra: nel cuore di Cristo, infatti, palpita il legame che unisce nell’amore il cielo e la terra, il Creatore e le creature”.
”Mentre l’uomo vuole diventare Dio per dominare sul prossimo, Dio vuole diventare uomo per liberarci da ogni schiavitù’, dice ancora Leone. ‘Ci basterà questo amore, per cambiare la nostra storia? La risposta – osserva Leone – viene appena ci destiamo, come i pastori, da una notte mortale alla luce della vita nascente, contemplando il bambino Gesù. Sopra la stalla di Betlemme, dove Maria e Giuseppe, pieni di stupore, vegliano il Neonato, il cielo stellato diventa ‘una moltitudine dell’esercito celeste’. Sono schiere disarmate e disarmanti, perché cantano la gloria di Dio, della quale la pace è manifestazione in terra: nel cuore di Cristo, infatti, palpita il legame che unisce nell’amore il cielo e la terra, il Creatore e le creature”.
‘Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione”. Papa Prevost ricorda le parole pronunciate dal predecessore scorso anno nella notte di Natale: ”Esattamente un anno fa, papa Francesco affermava che il Natale di Gesù ravviva in noi ‘il dono e l’impegno di portare speranza là dove è stata perduta’, perché ‘con Lui fiorisce la gioia, con Lui la vita cambia, con Lui la speranza non delude’. Con queste parole iniziava l’Anno Santo. Ora che il Giubileo si avvia al suo compimento, il Natale è per noi tempo di gratitudine e di missione. Gratitudine per il dono ricevuto, missione per testimoniarlo al mondo”.
”Proclamiamo la gioia del Natale, che è festa della fede, della carità e della speranza”, continua il Papa. ”È festa della fede, perché Dio diventa uomo, nascendo dalla Vergine. È festa della carità, perché il dono del Figlio redentore si avvera nella dedizione fraterna. È festa della speranza, perché il bambino Gesù la accende in noi, facendoci messaggeri di pace”, sottolinea. ”Con queste virtù nel cuore, – dice Prevost – senza temere la notte, possiamo andare incontro all’alba del giorno nuovo”.
”Nel bambino Gesù, Dio dà al mondo una vita nuova: la sua, per tutti. Non un’idea risolutiva per ogni problema, ma una storia d’amore che ci coinvolge”, conclude il Pontefice. Nell’omelia ha ricordato che ”per millenni, in ogni parte della terra, i popoli hanno scrutato il cielo dando nomi e forme a stelle mute: nella loro fantasia, vi leggevano gli eventi del futuro cercando in alto, tra gli astri, la verità che mancava in basso, tra le case. Come a tentoni, in quel buio restavano però confusi dai loro stessi oracoli. In questa notte, invece, ‘il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse’. Ecco l’astro che sorprende il mondo, una scintilla appena accesa e divampante di vita. Nel tempo e nello spazio, lì dove noi siamo, viene Colui senza il quale non saremmo stati mai. Vive con noi chi per noi dà la sua vita, illuminando di salvezza la nostra notte. Non esiste tenebra che questa stella non rischiari, perché alla sua luce l’intera umanità vede l’aurora di una esistenza nuova ed eterna”.
”È il Natale di Gesù, l’Emmanuele. Nasce nella notte Colui che dalla notte ci riscatta: la traccia del giorno che albeggia – ha detto ancora il Pontefice – non è più da cercare lontano, negli spazi siderali, ma chinando il capo, nella stalla accanto”. ”Per trovare il Salvatore, – ha osservato – non bisogna guardare in alto, ma contemplare in basso: l’onnipotenza di Dio rifulge nell’impotenza di un neonato; l’eloquenza del Verbo eterno risuona nel primo vagito di un infante; la santità dello Spirito brilla in quel corpicino appena lavato e avvolto in fasce. È divino il bisogno di cura e di calore, che il Figlio del Padre condivide nella storia con tutti i suoi fratelli. La luce divina che si irradia da questo Bambino ci aiuta a vedere l’uomo in ogni vita nascente”.
Il Papa, al termine della messa nella notte di Natale, ha portato il Bambinello disvelato nella culla del presepe all’interno della Basilica di S. Pietro.
Hanno seguito la messa nella notte di Natale circa 6000 fedeli nella Basilica di San Pietro, a cui si aggiungono i circa 5000 presenti all’esterno, sulla piazza. Lo fa sapere il Vaticano.
Foto: Vatican Media






