Il Papa, nell’udienza generale di oggi in Piazza San Pietro, ha ricordato il suo viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. “Fin dall’inizio del pontificato ho pensato a un viaggio in Africa. Ringrazio il Signore che mi ha concesso di compierlo, come Pastore, per incontrare e incoraggiare il popolo di Dio; e anche di viverlo come messaggio di pace in un momento storico marcato da guerre e da gravi e frequenti violazioni del diritto internazionale”, ha sottolineato Leone XIV.
“In Algeria – detto il Pontefice – ho ricevuto un’accoglienza non solo rispettosa ma cordiale, e abbiamo potuto toccare con mano e mostrare al mondo che è possibile vivere insieme come fratelli e sorelle, anche di religioni diverse, quando ci si riconosce figli dello stesso Padre misericordioso”, ha detto mettendo in evidenza che questa tappa è stata importante anche “per mettersi alla scuola di Sant’Agostino”. “Mi sono trovato, da una parte, a ripartire dalle radici della mia identità spirituale e, dall’altra, ad attraversare e consolidare ponti molto importanti per il mondo e la Chiesa di oggi: il ponte con l’epoca fecondissima dei Padri della Chiesa; il ponte con il mondo islamico; il ponte con il continente africano”, ha sottolineato Leone.
“Nei successivi tre Paesi che ho visitato – ha ricordato il Papa – la popolazione è invece a larga maggioranza cristiana, e dunque mi sono immerso in un clima di festa della fede, di accoglienza calorosa, favorito anche dai tipici tratti della gente africana. Ho sperimentato anch’io, come i miei predecessori, un po’ di quello che accadeva a Gesù con le folle della Galilea”.
“La Chiesa ha la responsabilità, con la testimonianza e con l’annuncio coraggioso della Parola di Dio, di riconoscere i diritti di tutti e di promuovere il loro effettivo rispetto”, ha continuato. “Ho visto donne e uomini danzare al ritmo di canti di lode al Signore risorto, fondamento di una speranza che resiste alle delusioni causate dalle ideologie e dalle vane promesse dei potenti”, ha aggiunto Il Pontefice.
“La visita in Camerun mi ha permesso di rafforzare l’appello a impegnarci insieme per la riconciliazione e la pace, perché anche quel Paese purtroppo è segnato da tensioni e violenze. Sono contento di essermi recato a Bamenda, nella zona anglofona, dove ho incoraggiato a lavorare insieme per la pace”.
“Non posso dimenticare – ha detto ancora Papa Leone XIV – ciò che è accaduto nel carcere di Bata, in Guinea Equatoriale: i detenuti hanno cantato a gola spiegata un canto di ringraziamento a Dio e al Papa, chiedendo di pregare ‘per i loro peccati e la loro libertà’. Non avevo mai visto nulla di simile. E poi hanno pregato con me il ‘Padre nostro’ sotto una pioggia battente. Un segno genuino del Regno di Dio!”, ha sottolineato il Papa aggiungendo che “sempre sotto la pioggia è iniziato il grande incontro con la gioventù nello stadio di Bata”.
Foto: Vatican Media






