Papa Leone nella basilica di San Pietro ha celebrato la messa con i cardinali prima della seconda e ultima giornata di lavori del Concistoro, la riunione nella quale da ieri si discute delle riforme della Chiesa, della sua missione nel mondo e della liturgia.
Nell’omelia il Papa sottolinea il senso dei lavori del Concistoro che ha preso il via ieri in Vaticano: “Noi non siamo infatti qui a promuovere ‘agende’ – personali o di gruppo -, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera”, ha detto Leone.
Poi ha messo in evidenza l’importanza di destinare un tempo al confronto e al dialogo: “Tutti noi ci siamo ‘fermati’ per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo. Questo è già in sé un gesto molto significativo – ha detto il Papa -, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo. Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano, come ammonisce l’apostolo Paolo”.
“Il nostro Collegio – ha proseguito il Papa nell’omelia parlando ai cardinali -, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto”.
Quindi ha rimarcato l’importanza di dedicare un tempo alla riflessione e al confronto: “Il nostro ‘fermarci’, allora, è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo -, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio”.
“Questo è lo spirito con cui vogliamo lavorare insieme”, “felice di offrire e veder maturare i frutti del proprio lavoro, come di ricevere e veder crescere quelli dell’opera altrui”, ha aggiunto Leone concludendo: “Da due millenni la Chiesa incarna questo mistero nella sua poliedrica bellezza. Questa stessa assemblea ne è testimonianza, nella varietà delle provenienze e delle età e nell’unità di grazia e di fede che ci raccoglie e affratella”.
Il Papa ha invitato i cardinali a non scoraggiarsi anche se di fronte alle sfide del mondo il rischio è quello di sentirsi inadeguati. Commentando il Vangelo, Leone ha detto: “Certo anche noi, davanti alla grande folla di una umanità affamata di bene e di pace, in un mondo in cui sazietà e fame, abbondanza e miseria, lotta per la sopravvivenza e disperato vuoto esistenziale continuano a dividere e ferire le persone, le nazioni e le comunità”, “possiamo sentirci come i discepoli: inadeguati e privi di mezzi. Gesù, però, torna a ripeterci: ‘Quanti pani avete? Andate a vedere’, e questo possiamo farlo insieme”.
“Non sempre, infatti, riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare. Sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente – e in particolare aiutare il Papa – a trovare i ‘cinque pani e due pesci’ che la Provvidenza non fa mai mancare – ha assicurato Leone XIV – là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell’amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario”. Rivolto ai cardinali ha concluso: “Ciò che offrite alla Chiesa nel vostro servizio, a tutti i livelli, è qualcosa di grande e di estremamente personale e profondo, unico per ciascuno e prezioso per tutti; e la responsabilità che condividete con il Successore di Pietro è grave e onerosa”.
Foto: Vatican Media




