Trasporti paralizzati, cumuli di spazzatura per le strade, carenza di beni primari, poca luce, niente gas e scarsità di acqua. A Cuba non c’è ancora una carestia conclamata, ma c’è un evidente carenza di beni di prima necessità. Sia il welfare pubblico che il mercato privato non sono più in grado di fornire cibo e generi alimentari alla popolazione. L’aria di difficoltà si respira ovunque, pur con differenze tra le varie regioni del paese. A l’Avana il disagio è particolarmente visibile: la città è invasa dai rifiuti, che non si possono smaltire per mancanza di carburante: un chiaro e drammatico indicatore della criticità attuale. A Santiago invece si può restare senza elettricità per più di 40 ore, senza peraltro poter usufruire di batterie ed accumulatori per intere giornate.
In questa grave crisi, che l’isolamento internazionale non fa che aggravare di giorno in giorno, le Comunità di Sant’Egidio stanno mettendo in campo tutte le possibili risorse, con impegno e creatività, per aiutare soprattutto le persone più fragili e quindi più colpite: gli anziani – rimasti soli a causa della massiccia emigrazione dei più giovani, non pochi rimasti senza un tetto – e i bambini che da mesi non possono frequentare la scuola.
Si recupera la legna – anche nei centri storici delle città – per distribuirla a chi non ha più la possibilità di cucinare, ovvero per preparare i pasti da distribuire ai più poveri. Cucinare con la legna non è semplice né rapido e ci si alterna per lunghe ore in focolai attrezzati nei giardini delle case e della sede della Comunità.
A Santiago (ma presto anche a l’Avana), dove tanti forni hanno chiuso e c’è scarsità di pane, è stata realizzata una panetteria. “Tu Pan” (tuo pane) è un’attività commerciale di giorno (permettendo ad alcune persone di guadagnarsi da vivere) ma la sera prosegue la sua attività producendo pane che viene gratuitamente offerto ai poveri e ai senzatetto.
I medici amici della Comunità continuano a visitare gratuitamente chi ne ha bisogno, anche se medicine, disinfettanti e bende scarseggiano. Recentemente, una missione umanitaria arrivata da Roma ha consegnato un consistente quantitativo di medicinali, particolarmente necessari, insieme ad altri aiuti. Un modo anche per dire ai cubani, che non sono dimenticati in questo momento di enorme diffcoltà.
Anche se molte scuole sono rimaste chiuse per un lungo periodo, le Scuole della Pace hanno tenuto le porte aperte a un numero sempre più grande di bambini, come anche la mensa che tre volte a settimana accoglie gli anziani più poveri. Le case della Comunità sono un segno di speranza in questo tempo così difficile. Nella scarsità delle risorse è importante la rete di solidarietà che cresce intorno alla Comunità, anche con il sostegno dell’ambasciata italiana, della Chiesa locale e della nunziatura Apostolica. Con il passare delle settimane infatti si aggrava la carenza di cibo e, insieme alla povertà, aumentano la rassegnazione e il senso di abbandono.
Sono ancora tanto attuali le parole di Giovanni Paolo II nella sua storica visita nell’isola, nel 1998: è necessario “che il mondo si apra a Cuba” che si crei una rete solidale attorno a questo paese tanto provato da una lunga crisi.






