Non è solo la birra trappista ad essere messa in crisi dal calo delle vocazioni. Anche il monastero La Trappe, situato a 140 chilometri da Parigi, seconda casa dell’Ordine dei Cistercensi di Stretta Osservanza (conosciuto come Trappista) rischia la chiusura. I monaci dell’abbazia hanno infatti annunciato lo scorso 5 marzo di voler lasciare il monastero nel corso del 2028, con una scelta descritta come “dolorosa e impegnativa”.
L’abbazia di Notre-Dame de la Trappe è stata fondata a Soligny-la-Trappe nel 1140 da Rotrudo III, conte del Perche, in memoria della sua defunta moglie Matilde, figlia naturale di Enrico I d’Inghilterra. Inizialmente destinata da monaci dell’ordine religioso di Savigny, assegnata ai cistercensi nel 1147, l’abbazia è stata consegnata ad abati commendatari dal 1527, e nel 1664 vi furono ristabilite le rigide regole cistercensi originali, dando così origine all’ordine dei Cistercensi di Stretta Osservanza.
L’abbazia era stata soppressa con la Rivoluzione Francese, ma fu ripristinata dopo la Restaurazione, e il complesso venne ricostruito, fino alla riconsacrazione della Chiesa abbaziale nel 1895.
Questa storia potrebbe avere fine, perché i monaci, colpiti dalla crisi delle vocazioni monastiche, e senza capacità economica di preservare il loro patrimonio, potrebbero lasciare il monastero.
Nella dichiarazione, i monaci hanno sottolineato che “sono in corso discussioni con altre comunità per trovare soluzioni più idonee, più rilevanti dal punto di vista economico e spirituale. Pur non essendo una catastrofe, è chiaramente una pagina di storia che sta per voltarsi”.
I monaci hanno raccontato che l’abbazia è “presente da quasi nove secoli in un luogo emblematico della regione del Perche, la comunità ha stretto forti legami con il suo territorio: i vicini, il paese, la diocesi. La partenza dei fratelli, molto impegnativa e dolorosa per loro, colpirà senza dubbio profondamente tutti coloro che sono legati alla comunità, a volte da generazioni”.
Il monastero non è stato comunque messo in vendita e nel frattempo i monaci continuano a condurre la loro vita di preghiera, silenzio e lavoro, mentre continuano funzioni e ritiri spirituali.
Negli ultimi anni, diverse abbazie hanno annunciato la chiusura o la partenza dei loro monaci. Mentre alcune si stanno “rinascendo” accogliendo nuove comunità monastiche, altre sono chiamate a cambiare vocazione.
È il caso, ad esempio, dell’abbazia cistercense di Notre-Dame du Port-du-Salut nella Mayenne, che è diventata un sito spirituale, culturale e di interesse storico aperto a tutti. D’altra parte, alcune abbazie sono riuscite a garantire la continuità monastica. Più recentemente, l’abbazia di Notre-Dame-des-Neiges nell’Ardèche è stata affidata a monache cistercensi, così come dell’abbazia di Bellefontaine, nel Maine-et-Loire, che quest’estate sarà gestita da una dozzina di monaci benedettini provenienti da Le Barroux.






