Nel Regno di Dio “non c’è spada, né drone, né vendetta, né ingiusto profitto”. Lo dice papa Leone invocando la pace stasera a San Pietro: “Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più aggressivo”, “viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio,” ma “chi prega non uccide e non minaccia la morte”. Invece, denuncia, “alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo”, “basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.
“Uniamo le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati della follia della guerra. Ricevo tante lettere di bambini dalle zone di conflitto: leggendole si percepisce, con la verità dell’innocenza, tutto l’orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio. Ascoltiamo la voce dei bambini!”. Lo dice papa Leone XIV presiedendo il rosario per invocare il dono della pace nella basilica vaticana, veglia di preghiera cui si sono unite tantissime chiese nel mondo, dal Libano all’Ucraina fino al Giappone. “Fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni – è quindi il suo appello nelle ore dei colloqui di Islamabad -. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!” “Vi è però, non meno grande – sottolinea – la responsabilità di tutti noi, uomini e donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi fatti, non solo a parole.
La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace”.





