Piazza del Plebiscito, cuore pulsante di una Napoli che aveva bisogno di questa visita del papa. Una città, quella partenopea, profondamente legata alla Vergine Maria: tante le chiese a lei dedicate, tante le immagini che ogni napoletano porta nel cuore. La grande piazza, “salotto di Napoli”, oggi, per questo Atto di affidamento di papa Leone XIV, ne presenta una in particolare di queste effigie. E’ la statua della chiesa del Gesù Vecchio. Una statua di cui proprio quest’anno ricorre il secondo centenario dell’Incoronazione dell’Immacolata di Don Placido. Maria e Napoli, Maria e papa Leone XIV. Fin dall’inizio del suo pontificato. Una delle ultime occasioni, ad esempio, durante l’udienza concessa ai partecipanti del 26.mo Congresso mariologico mariano internazionale. Queste parole, fanno eco a tante, tantissime, riguardo la Vergine Maria pronunciata dal pontefice: agostiniano, prima di tutto, e di sensibilità mariana sicuramente.
Oggi, 8 maggio 2026: e il pensiero corre a un anno fa. Quel giorno in cui papa Leone XIV, da poco eletto, si rivolgeva sempre a Maria: “La nostra Madre Maria vuole sempre camminare al nostro fianco. Preghiamo insieme per questa nuova missione, per tutta la Chiesa, per la pace nel mondo, e chiediamo a Maria, nostra Madre, questa grazia speciale”. Davanti alla statua di oggi, quella del Gesù Vecchio, chiede l’intercessione della Vergine, un atto di affidamento. Così come nel ìsuo primo Regina Caeli, l’11 maggio 2025, quando papa Leone XIV invoca la Madonna, descrivendola come colei che “ci accompagna nel seguire Gesù”.
Piazza Plebiscito, oggi, ad un anno dall’elezione di papa Leone XIV, risuona di canti e inni: “O sole mio”, “O vita mia”, tutta la tradizione canora napoletana che vive forte in questo momento. E poi tanti, tantissimi canti di carattere spirituale. Bambini, donne e uomini, famiglie, giovani, anziani. Non c’è differenza, oggi: tutti uniti. Le autorità competenti parlano di circa 50.000 persone, in Piazza del Plebiscito e nelle vie circostanti, per seguire l’Incontro con la Cittadinanza a Napoli.
Papa Leone XIV giunge in papa-mobile. Al suo arrivo, il pontefice ha salutato la Comunità dei Padri Minimi della basilica di San Francesco di Paola che hanno donato al pontefice un quadro di sant’Agostino. All’Arcivescovo di Napoli, il cardinale Battaglia, spettano le parole di benvenuto: “Qui non parla soltanto la Chiesa raccolta nella preghiera. Qui parla la città. E Napoli, quando parla, non lo fa mai con una voce sola. Parla con il mare, che le insegna da sempre l’apertura. Parla con i vicoli, che custodiscono storie, nomi, legami”. Napoli, una città “chiamata a fiorire”, “chiamata a far diventare la sua bellezza giustizia quotidiana”, così Battaglia. E chiede al papà di “custodire insieme pace e giustizia”.
E anche alla pace e alla giustizia si rifà, nel suo discorso papa Leone XIV: una pace che “parte dal cuore dell’uomo, attraversa le relazioni, si radica nei quartieri e nelle periferie, e si allarga fino ad abbracciare la città intera e il mondo”. Una pace che ha bisogno di giustizia, “per essere autentica” e che “non può mai essere disgiunta dalla carità”. La pace, un dono che più volte papa Leone XIV ha richiesto, chiedendo sempre l’intercessione di Maria. Come ad esempio, nel Rosario per la pace indetto l’11 aprile scorso. In quell’occasione, papa Leone XIV aveva detto: “Il Rosario, come altre antichissime forme di preghiera, ci ha uniti stasera nel suo ritmo regolare, impostato sulla ripetizione: la pace si fa spazio così, parola dopo parola, gesto dopo gesto, come una roccia si scava goccia dopo goccia, come al telaio la tessitura avanza movimento dopo movimento. Sono i tempi lunghi della vita, segno della pazienza di Dio”.
Un discorso che concentra la sua attenzione anche sugli interventi dei due giovani che hanno parlato prima del discorso del pontefice. Sono Fabio Varrella, ingegnere, e Rebecca Rocco, giovane di 24 anni, proveniente da “un quartiere in cui la bellezza ha imparato presto a convivere con il dolore”. Fabio, vivo per miracolo, dopo che dei criminali avevano tentato di rapinarlo. Vivo, per miracolo e parla della sua amicizia con Battaglia. Questi volti, queste voci – che nel discorso di papa Leone XIV – sono voci che raccontano “di una Napoli che spesso cammina stanca, disorientata e delusa come i due discepoli del Vangelo, che ha bisogno di quella prossimità offerta loro da Gesù; voci di un popolo che, ancora oggi, avverte la necessità di fermarsi per chiedersi: che cosa conta davvero?” così il pontefice.
C’è anche però speranza. Ed è stata espressa dalla testimonianza di Rebecca che riesce a uscire fuori dal guscio che si era creata per paura della malattia attorno. Rebecca ha raccontato anche La Cooperativa La Paranza, “giovani che avevano negli sguardi qualcosa di diverso: una visione, ostinata e luminosa” così li descrive Rebecca. Un salto umano, e lavorativo poi, fino ad arrivare a prendere parte al progetto del Museo Diocesano Diffuso di Napoli, che nasce da una visione ambiziosa della Chiesa di Napoli: “Insieme abbiamo creato quaranta opportunità lavorative per i giovani della città”, così Rebecca. E lo stesso pontefice, nel suo discorso alla popolazione napoletana, ricorda con ammirazione questo progetto: in questo, tanti giovani “si impegnano a custodire e raccontare il patrimonio culturale e spirituale della città con linguaggi nuovi e accessibili”. L’importanza, dunque, della Chiesa di Napoli che definisce “collante”. E sempre sulle voci, papa Leone XIV si sofferma: “Sono le voci di Napoli, perla del Mediterraneo che il Vesuvio guarda dall’alto, voci in cui riecheggia l’antica bellezza di questa città bagnata dal mare e baciata dal sole, e in cui trovano spazio, però, anche ferite, povertà e paure”.




