Il duomo accoglie Leone XIV con la musica della banda Suona, Canta e Cammina, e il Papa saluta con un “Ciao Napoli!, Sono venuto per trovare questo calore che solo Napoli sa offrire” . Un tempo breve e significativo, per un omaggio a San Gennaro, “tanto importante per la Vostra dimensione, la Vostra fede”.
E l’accoglienza di quello che ormai tutti chiamano il “Papa napoletano” inizia dalla Rotonda Diaz dove atterra l’elicottero dove in tanti lo attendono anche con una pizza speciale. Arriva un’ora prima in città. Più tempo per la città. Doveva piovere secondo le previsioni invece nemmeno una goccia,
Leone XIV sale sulla papamobile e attraversa la città iniziando dalla mitica via Caracciolo, poi da Corso Umberto arriva davanti al Duomo. In mozzetta il Papa sale sulla vettura panoramica accompagnato dal cardinale Domenico Battaglia.
Dopo la tappa di Pompei con un entusiasmo che ricorda la festa africana, Leone XIV arriva in una Napoli che segna la visita con tanti momenti musicali.
Ai religiosi riuniti in duomo il Papa parla di cura e il suo contrario la trascuratezza: “la trascuratezza delle strade e degli angoli della città, quella delle aree comuni, quella delle periferie e, ancor più, tutte quelle situazioni in cui è la vita stessa a essere trascurata, quando si fa fatica a custodirne la bellezza e la dignità”. Ma la cura importante è quella interiore, la “cura del nostro cuore, della nostra umanità e delle nostre relazioni”. Il Papa lo dice a chi ha responsabilità in una Napoli “città dai mille colori, in cui la cultura e le tradizioni del passato si mescolano alla modernità e alle innovazioni” dove “la fede cristiana professata e celebrata” non si deve fermare “a qualche evento emotivo ma penetri profondamente nel tessuto della vita e della società”.
Un grande lavoro per i sacerdoti che ascoltano storie, alle famiglie, ai giovani, ai poveri con il senso di impotenza che spesso arriva, dice il Papa. Serve, dice ai religiosi e ai sacerdoti, “cura della vita interiore e spirituale, alimentando costantemente la nostra relazione personale con il Signore nella preghiera e coltivando la capacità di ascoltare ciò che si agita dentro di noi, per fare discernimento e lasciarci illuminare dallo Spirito”. Fermarsi a leggere il Vangelo. E poi la cura della fraternità e della comunione, per combattere la deriva della solitudine: “Esercitiamoci nell’arte della prossimità!” Dice il Papa che sottolinea la necessità di “formare l’unica Chiesa di Cristo” che “è mistero di comunione e ciascuno, a partire dal Battesimo, è chiamato ad essere una pietra viva dell’edificio, un apostolo del Vangelo, un testimone del Regno”.
Un pensiero al Sinodo diocesano “processo che ha rimesso in movimento l’intera comunità ecclesiale, chiamandola a interrogarsi sul proprio modo di essere e di annunciare il Vangelo in questa terra”. “Davanti a questo mare in tempesta in cui spesso Napoli sembra navigare, ciascuno è chiamato a scegliere una strada” si legge nel documento del Sinodo diocesano che si è concluso lo scorso settembre. E camminare insieme è il motto della visita del Papa.
Un metodo da custodire, spiega Leone XIV, “un esercizio di ascolto reciproco, un coinvolgimento che non ha escluso nessuno”. Per questo il Papa chiede: “ascoltatevi, camminate insieme, create una sinfonia di carismi e ministeri, e così trovate le modalità per passare da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, capace di intercettare la vita concreta delle persone”. E in una “città segnata da disuguaglianze, disoccupazione giovanile, dispersione scolastica e fragilità familiari, l’annuncio del Vangelo non può prescindere da una presenza concreta e solidale, che coinvolge tutti e ciascuno, preti, religiosi, laici”.
Poi il pensiero ai Santi Napoletani a partire da San Gennaro. E con lo sguardo a Maria conclude: “non dimenticate: siete dentro una storia d’amore – quella del Signore per il suo popolo – che è iniziata prima di voi e non finisce con voi; ci siete dentro come tessere uniche e necessarie; ci siete dentro perché, anche nelle fitte trame del buio, voi possiate accendere una luce. Non abbiate paura, non scoraggiatevi e siate, per questa Chiesa e per questa città, testimoni di Cristo e seminatori di futuro!”.
Sulla facciata del Duomo due pannelli dedicati alla pace, davanti al Duomo la gente di Napoli ma anche i turisti, tutti affacciati ai balconi, e all’ingresso il bacio della Croce di San Leonzio che custodisce frammento della Vera Croce. All’ingresso in Papa si è recato nella Cappella del Tesoro di San Gennaro. Sabato scorso il Miracolo di Maggio, il sangue di San Gennaro si era sciolto confermando i buoni auspici per la città. E oggi è stato il Papa a benedire tutti con la reliquia.
“Una fede concreta, impastata di gesti semplici” dice nel suo saluto il Cardinale Battaglia e “San Gennaro ricorda a questa Chiesa che la fede non è abitudine, ma scelta. Non è protezione, ma dono. Non è rifugio, ma coraggio dentro la storia”.





