Un dono minacciato: “Parafrasando Papa Benedetto, abbiamo riempito i nostri cieli di luce artificiale che ci rende ciechi alle luci che Dio vi ha posto”.
Da qui il grazie del Papa per l’opera della Fondazione: “Il vostro impegno consente agli scienziati del Vaticano di interagire in modo significativo con il grande pubblico e con la comunità scientifica mondiale. La vostra generosità rende possibile all’Osservatorio Vaticano di condividere la meraviglia dell’astronomia con studenti provenienti da tutto il mondo e di offrire workshop e corsi estivi a coloro che prestano servizio nelle scuole e nelle parrocchie cattoliche”.
Così i telescopi e gli osservatori sono “luoghi in cui la gloria della creazione di Dio viene incontrata con riverenza, profondità e gioia. Non dobbiamo mai perdere di vista la visione teologica che anima tutto questo. La nostra è una religione dell’Incarnazione”.
Dio si fa conoscere attraverso il Creato e non sorprende “che le persone di fede profonda si sentano spinte a esplorare le origini e i meccanismi dell’Universo. Il desiderio di comprendere la creazione in modo più completo non è altro che un riflesso di quel desiderio inquieto di Dio che giace nel cuore di ogni anima umana”.
Tra gli argomenti all’ordine del giorno – ha fatto sapere la Sala Stampa della Santa Sede – “l’importanza delle relazioni tra la Santa Sede e il Sudan, così come il rilevante contributo della Chiesa locale al bene del Paese. È stata inoltre affrontata la grave crisi che, da oltre tre anni, affligge il Sudan lacerato dalla guerra. In questo senso è stata ribadita l’urgente necessità di giungere ad un cessate il fuoco, offrire assistenza alle popolazioni ed avviare un dialogo sincero tra tutte le componenti della Nazione sudanese, al fine di porre termine al conflitto e costruire insieme la pace”.
Il Primo Ministro sudanese si è successivamente incontrato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, e con Monsignor Mihăiţă Blaj, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati.
71 anni, Idris è Primo Ministro del Sudan dal 31 maggio 2025 ed è stato nominato dal Consiglio Nazionale di Transizione presieduto dal feldmaresciallo Abdel Fattah al-Burhan, attuale presidente del Sudan dopo il golpe del 2019 che ha destituito il regime di Omar al Bashir e dopo quello del 2021 che rovesciò il governo dell’allora primo ministro Abdalla Hamdok.
In Sudan la carica di primo ministro era stata abolita dopo il colpo di stato del 1989 messo a segno da al Bashir , e ripristinata nel 2017 dallo stesso al Bashir.
L’udienza con i partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero stesso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies
Il dialogo interreligioso al centro della vita, oggi, in Vaticano, tra l’udienza del pontefice ai partecipanti al Colloquio promosso dal Dicastero stesso e il Royal Institute for Inter-Faith Studies e il Messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ai Buddisti in occasione della Festa di Vesak 2026. Prospettive, idee, visioni per un futuro di pace da costruire grazie proprio al dialogo tra le fedi.
Papa Leone XIV lo ha detto chiaramente nell’udienza di stamane: “La tradizione musulmana associa la compassione alla misericordia come dono concesso da Dio nei cuori dei credenti, e uno dei nomi divini, al-Ra’uf, ci ricorda che la compassione ha sempre la sua origine in Dio stesso. Allo stesso modo, nella tradizione cristiana, la Sacra rivela un Dio che non rimane indifferente alla sofferenza, ma dice Mosè a: «Ho visto la miseria del mio popolo… Ho udito il suo grido»”. Il destino, dunque, del dialogo si gioca sulla compassione, sulla misericordia, sull’amore. E mette al centro la figura di Cristo nel quale “questa compassione divina diventa visibile e tangibile” perché “Dio va oltre il vedere e l’udire – continua il pontefice – assumendo la nostra natura umana per diventare l’incarnazione vivente della compassione. Seguendo l’esempio di Gesù, la compassione cristiana diventa una condivisione o un «soffrire con» gli altri, in particolare con i più svantaggiati”. E, infine, cita papa Leone XIII che “ha insegnato che i poveri e gli emarginati meritano un’attenzione e un aiuto particolari da parte della società e dello Stato” sottolinea il pontefice. Per papa Leone XIV il dialogo è possibile, una via per poter porre freno anche alle differenze sociali: “Cristiani e musulmani, attingendo alla ricchezza delle rispettive tradizioni, sono chiamati a una missione comune: ravvivare l’umanità là dove si è raffreddata, dare voce a chi soffre e trasformare l’indifferenza in solidarietà. La compassione e l’empatia possono essere i nostri strumenti, poiché hanno il potere di ripristinare dignità all’altro”.
E sempre di umanità, di compassione si parla nel Messaggio del Dicastero per il Dialogo Interreligioso ai Buddisti in occasione della Festa di Vesak 2026 che commemora la nascita, l’illuminazione e il transito del Buddha: “La pace non è semplicemente l’assenza della guerra, ma un dono che cerca di dimorare nel cuore umano: una presenza silenziosa eppure potente, che illumina e trasforma”. Si fa riferimento a “una pace non armata e disarmante, che non si affida alla forza, ma sgorga dalla verità, dalla compassione e dalla fiducia reciproca”. E davanti allo scenario che il mondo sta attraversando l’unica strada percorribile è quella della bontà, “davvero disarmante: spezza il ciclo del sospetto e apre sentieri dove sembrava non ce ne fossero. Nelle loro espressioni più autentiche, le nostre tradizioni ci invitano a purificare i nostri cuori dall’ostilità, a trascendere i confini ea riconoscerci come membri di un’unica famiglia umana”. Un cammino che – sottolinea il Messaggio – “richiede più che semplici parole; esige una conversione degli atteggiamenti e un impegno in azioni concrete”. A questo percorso sono invitati tutti i responsabili religiosi che insieme a tutti i credenti, possono diventare “artigiani di pace” e “non osservatori passivi, ma testimoni coraggiosi capaci di favorire l’incontro, sanare le ferite e ricostruire la fiducia”. (ACI Stampa).