Il Papa all’università Sapienza di Roma ha iniziato la visita pastorale con un momento di preghiera silenziosa. Poi pronuncia un saluto a braccio nella Cappella dell’Ateneo: ”Saluto tutti voi, studenti, professori: ho voluto cominciare questa visita stamattina qui dalla cappella nel punto di incontro col Signore perché questa mia visita è innanzitutto pastorale, per conoscere l’università, conoscere voi , condividere un breve momento della fede”. ”Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità alla fine cerca Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione . E’ un bel momento oggi da condividere con la comunità – questo centro di studio credo sia il più grande di Europa – e’ una benedizione trovarci qui e vivere questo momento sapendo che è Dio che ci ha chiamati. Buono studio, che questo tempo sia un incontro con Dio e la bellezza della vita”.
Il Papa, in visita pastorale all’Universita’ La Sapienza, dopo avere fatto un bagno di folla tra gli studenti che lo hanno acclamato con ”W il Papa‘, ha pronunciato alcune parole a braccio dalla scalinata del piazzale centrale : ”Grazie per l’accoglienza. Sono molto contento di essere qui con voi. Potrete seguire tutto l’incontro dagli schermi. Spero sia un momento di grazia e di gioia. Auguri a voi e ci vediamo dopo ”.
Papa Leone – al termine del colloquio privato con la rettrice della Sapienza, Antonella Polimeni, – ha visitato la mostra ”Sapienza e i Papi”, allestita negli spazi dell’ateneo.
Nel suo discorso pronunciato in Aula Magna, il Pontefice offre un’ampia riflessione in cui confluiscono le preoccupazioni per un riarmo degli Stati ammantato da strategie di “difesa”; l’esortazione a impegnare intelligenza e audacia nella ricerca di giustizia, pace, custodia della Terra e a scegliere sempre la via per un uso etico delle tecnologie; l’invito ad ascoltare e a non alimentare il malessere di molti giovani con distorte interpretazioni dell’essere maestri.
Sì alla vita
In una fucina di conoscenza quale il mondo universitario, che informa e forma cervelli e coscienze, il Papa avverte ancora di più l’urgenza di ribadire il suo ‘no’ alla guerra e alla spirale mortifera di cui essa si nutre.
Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento. Lo studio, la ricerca, gli investimenti vadano nella direzione opposta: siano un radicale “sì” alla vita! Sì alla vita innocente, sì alla vita giovane, sì alla vita dei popoli che invocano pace e giustizia!
Cura per la complessità e saggio esercizio della memoria
Consapevole che alle nuove generazioni si sta consegnando “un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra”, Leone chiama in causa gli adulti e sottolinea che si tratta di un “inquinamento della ragione, che dal piano geopolitico invade ogni relazione sociale”. Di qui l’invito a non cedere a facili riduzionismi della storia, a riprendere in mano la Carta costituzionale, a riscoprire i valori su cui si fondano le democrazie e la libertà di popoli e individui.
La semplificazione che costruisce nemici va allora corretta, specie in università, con la cura per la complessità e il saggio esercizio della memoria. In particolare, il dramma del Novecento non va dimenticato. Il grido “mai più la guerra!” dei miei Predecessori, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione Italiana, ci sprona a un’alleanza spirituale con il senso di giustizia che abita il cuore dei giovani, con la loro vocazione a non chiudersi tra ideologie e confini nazionali.
Sul riarmo che viene chiamato “difesa”
Di fronte a spese militari aumentate, soprattutto in Europa, il Pontefice torna a mettere in guarda che questo è un crinale troppo pericoloso e, soprattutto, il suo è un invito a distillare il linguaggio dalle mistificazioni:
“Vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile – è ancora l’indicazione data da Leone XIV -, affinché non de-responsabilizzino le scelte umane e non peggiorino la tragicità dei conflitti”. Un avvertimento quanto mai cruciale in un’epoca di accelerazioni senza precedenti in settori di ricerca che necessitano di orientamenti verso destini vitali, non mortiferi o suicidari.
“Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!”
In questo orizzonte, di attenzione al bene comune e alla pace, si inserisce l’iniezione di coraggio che il Papa dà ai giovani mostrando egli di comprendere bene i motivi del disagio di molti. Un disagio che va visto, riconosciuto, accolto, non stigmatizzato, aiutato a superare. Perché le “terribili ingiustizie” del mondo non abbiano a inibire talenti ed energie, a fiaccare le speranze. Ma nessuno può rubare il futuro ai ragazzi e alle ragazze, ricorda il Papa. E nel dire questo, avrà ripensato al proprio passato di studente, a quello di insegnante, di certo ha pensato – Leone lo ammette – alle inquietudini del giovane Agostino che da giovane fece anche “gravi errori” ma poi “nulla andò perduto della sua passione per la bellezza e la sapienza”. L’importante è tenere a bada l’ansia di dover piacere che spesso è alla radice dei disagi e malesseri di questa età:
Oggi questo dipende sempre più dal ricatto delle aspettative e dalla pressione delle prestazioni. È la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia. Proprio questo malessere spirituale di molti giovani ci ricorda che non siamo la somma di quel che abbiamo, né una materia casualmente assemblata di un cosmo muto. Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!
Coltivare e custodire la giustizia
Trasformare l’inquietudine in profezia: è il mandato di oggi del Successore di Pietro a cui sta a cuore che la Casa comune sia in buona salute. A oltre dieci anni dalla Laudato si’, si rende conto che il “paradigma possessivo e consumistico” ha soffocato buoni propositi e buone pratiche ispirate dall’enciclica di Francesco. Ma è tempo di rilanciare, passando dall’ermeneutica all’azione:
Studiate, coltivate, custodite la giustizia! Insieme a me e a tanti fratelli e sorelle, siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, lavorando alla concordia tra i popoli e alla custodia della Terra.
Insegnare è carità, accoglienza, è dire la verità
Il sapere non serve solo a raggiungere scopi lavorativi, ma a discernere chi si è. È la messa a fuoco, destinata in particolare al corpo docente, che chiude il discorso di Leone XIV. C’è una responsabilità nel mestiere di professore che non può ridursi alla pragmatica nozionistica. Recuperare questo fondamento è essenziale e Leone lo fa con parole cristalline.
Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata. Si tratta di amare sempre e comunque la vita umana, di stimarne le possibilità, così da parlare al cuore dei giovani, senza puntare solo alle loro cognizioni. Insegnare diventa allora testimoniare valori con la vita: è cura per la realtà, è senso di accoglienza verso ciò che non si comprende ancora, è dire la verità.






