La crociata dei fanciulli, collocata nell’anno 1212, è un evento a metà tra lo storico e il mitico, ma la sua suggestione non ha mai abbandonato la fantasia, soprattutto degli scrittori. Non poteva non trascinare anche quella, già fervida di natura, di Luigi Santucci, fecondo autore che oggi, finalmente, si sta riproponendo ai lettori italiani. Non è una lettura facile, nei nostri tempi abituati ad una scrittura veloce, immediata, quasi istintiva, plasmata dai social, dal linguaggio dei media e delle serie tv. Però, con la forza della scrittura veramente creativa, modellata come creta, non da inutili barocchismi e fuochi d’artificio linguistici, ha il potere di avvincere chi legge i suoi romanzi e si impone anche con la forza di una meditazione profonda sul senso della storia e dell’esistere.
Ora le edizioni San Paolo ripropongono di Santucci “Il ballo della sposa”, ambientato appunto nel 1212; i protagonisti sono Ugo e Agnes che, ancora bambini, partono alla volta della Terra Santa, accompagnati da giovani compagni, per liberare quel territorio dalla morsa degli odiati musulmani. In realtà quel viaggio intrapreso con uno spirito idealista e bellicoso, si trasforma in un percorso di redenzione e riappacificazione. I due protagonisti vivranno molte avventure e incontreranno singolari personaggi, crescendo a mano a mano e comprendendo cosa significhi veramente avere fede, non servire i credo religiosi come armi potenti, usate per colpire e uccidere. Una pratica che si continua a mettere in campo, tra fanatismi e integralismi che provocano dittature, ferocie, guerre. Quello che colpisce, oltre tutto, in questo come in tutta la produzione dello scrittore, è il profondo senso di letizia sotteso, potremmo usare questa parola in disuso, che riesce a suscitare. Letizia non è gioia incontenibile, non è felicità smodata, è -pensiamo- la convinzione che il Mistero pervada tutto il creato e che, misteriosamente, lo renda vivo e necessario. Letizia e speranza, non già nella realizzazione di ogni progetto, di ogni ambizione, di relazioni durature e solide, ma che in ogni esperienza e incontro ci sia un senso, o meglio che ci componga e riposi in quel Mistero.
Santucci è nato a Milano nel 1918 ed è scomparso nel 1999; ha esordito come scrittore con una monografia sulla letteratura per l’infanzia che riflette il suo interesse per la pedagogia. E successivamente i “Misteri gaudiosi”, un “manifesto” della sua poetica, animata da una religiosità serena, percorsa da un senso dello humour, un umorismo bonario e surreale imparentato con la tradizione lombarda, che però non dimentica gli aspetti difficili della vita, le cadute e le fragilità di ogni uomo. Sono seguiti romanzi e racconti che hanno rapidamente conquistato lettori e critica, al di là delle diffidenze che suscitava come “scrittore cattolico”, in un periodo storico in cui era tutt’altro pensiero a dominare la scena intellettuale e artistica. Negli anni della Resistenza collabora alla fondazione della rivista L’Uomo, accanto a Turoldo, Del Bo, De Piaz, Bontadini, Merlin e Romanò. Alla fine degli anni Quaranta lavora con Bo, Mazzolari, Sereni, Lisi, Tombari, Novello, Angelini e gli esponenti del caffè letterario delle Giubbe Rosse di Firenze. Nel 1967 vince il Premio Campiello con Orfeo in paradiso.
Uno dei suoi romanzi più amati è probabilmente “Il velocifero”, il cui titolo fa riferimento a quella che alla fine dell’Ottocento era la diligenza usata per i viaggi più celeri. Ed è anche l’oggetto-simbolo che attraversa la storia e le storie quel periodo, come quella di una pittoresca famiglia milanese scelta come protagonista. Lo scenario è variabilissimo, attraverso le grandi case della Milano fine Ottocento, bella e ancora romantica, gli oggetti e i riti delle stagioni e delle usanze scanditi dalle feste religiose. Autore di commedie in lingua (L’angelo di Caino, 1956) e in dialetto milanese (Noblesse oblige, 1964) e di versi (Se io mi scorderò, 1969), S. pubblicò anche volumi di saggistica (Limiti e ragioni della letteratura infantile, 1942; Poesia e preghiera nella Bibbia, 1979). Tra le opere più recenti: Nell’orto dell’esistenza (1996), il libro per ragazzi Tra pirati e delfini (1996) e Éschaton: traguardo di un’anima (1999).
Fino all’ultima opera le sue pagine sono percorse dalla convinzione che sia sempre presente la misericordia di Dio, che agisce anche senza che molti non vogliano e non riescano a rendersene conto, nella bellezza e nello stupore della realtà. (ACI Stampa).






