”Non possiamo sottovalutare che, soprattutto nei Paesi dell’Occidente, la crisi della fede, insieme ad altri fattori socio-culturali, ha dato luogo a una diffusa indifferenza religiosa. La fede, a molti, appare come non più rilevante per la propria vita”. L’allarme è’ stato lanciato dal Papa in occasione dell’udienza ai partecipanti alla Sessione Plenaria del Dicastero per l’Evangelizzazione – Sezione per le questioni fondamentali dell’evangelizzazione nel mondo. ”Il pericolo sotteso, – ha osservato- non sempre percepito nella sua gravità, è che venga a mancare il respiro per quanto vi è di più propriamente umano, cioè la ricerca del senso. Le grandi questioni esistenziali rimangono inevase, mentre dilaga una cultura tecnologica che dovrebbe rispondere ad ogni esigenza. Anche in tale contesto, l’incontro con Cristo è in grado di restituire pienezza di significato e di valore alla vita delle persone, e la Chiesa riscopre la perenne attualità del mandato che ha ricevuto dal Signore risorto. Nessuno può sostituirsi ad essa in questa missione, tanto urgente quanto necessaria per assicurare fondamenta affidabili al futuro dell’umanità, perché sia un futuro di pace, di giustizia, di libertà, di fraternità”.
”Grande attenzione”, ha sottolineato ancora Prevost, ”merita la forte richiesta di spiritualità che, soprattutto nei giovani, si fa strada e che si è espressa in maniera evidente in occasione del Giubileo dei giovani. La nuova generazione non ha preclusioni nei confronti del Vangelo; al contrario, molti, quando lo riscoprono, desiderano conoscerlo meglio, perché percepiscono che in esso si nasconde il segreto per essere veramente felici. Sono certo che il vostro Dicastero è particolarmente attento a questa domanda che i nostri contemporanei pongono con sempre maggiore insistenza, e che richiede una risposta credibile e coerente. L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si può ricevere in qualche momento. Ciò che rimane essenziale è piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita. L’evangelizzazione deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si è pressoché interrotta, e ciò richiede la capacità di farsi carico di nuove sfide”.
”Il mondo ha più che mai sete di speranza. Desidera vivere nella pace e nella certezza che l’impegno per costruire una città degna di figli di Dio non solo è possibile ma reale, perché intriso di una speranza che offre obiettivi veri, non illusori”, ha detto ancora il Pontefice. ”L’evangelizzazione chiede di continuare a essere la motivazione fondamentale di ogni azione della Chiesa universale e delle comunità locali; solo così la fede stessa viene riscoperta sempre di nuovo nella sua bellezza ed esprime al meglio la sua credibilità. L’annuncio del Vangelo, che infonde speranza, non è una proposta utopica: è una testimonianza che attrae in quanto manifesta la chiamata all’amore e alla verità”.
”L’evangelizzazione non fa affidamento sull’efficienza delle strutture o sulla rilevanza sociale, e nemmeno sul consenso che si può ricevere in qualche momento”. ”Ciò che rimane essenziale – dice Leone – è piuttosto avere fiducia nella guida dello Spirito Santo, seguire le strade che Lui indica per condurre molti a Cristo, alla sua parola che salva, al suo amore che rinnova la vita”.
”L’evangelizzazione – continua Prevost – deve misurarsi oggi, in modo particolare, anche con mutate condizioni e dinamiche nella trasmissione della fede di generazione in generazione. In alcune regioni del mondo questa trasmissione si è pressoché interrotta, e ciò richiede la capacità di farsi carico di nuove sfide. Le cause di tale situazione sono conosciute e molteplici; ciò che ne risulta è comunque, nelle giovani generazioni, una ”povertà” spirituale, una carenza di motivazioni e di strumenti per poter maturare in piena libertà quell’adesione di fede che dà senso alla vita. Grazie a Dio sono numerose e varie, in tutto il mondo, le esperienze mediante le quali le comunità cristiane, le associazioni, i movimenti, i gruppi ecclesiali incontrano i giovani, li ascoltano e dialogano con loro”.
C’è poi da fare i conti con il ”clima culturale diffuso nelle società ipermediatiche e consumistiche” che, dice Leone, ”riduce la capacità di apprendere con pazienza e di compiere con fatica un percorso di ricerca personale della verità, con perseveranza e senso critico. Ogni messaggio rischia di essere percepito come un’opinione tra le tante. La trasmissione della fede, in tale contesto, passa necessariamente attraverso l’incontro con persone e comunità che esprimono la gioia della fede cristiana e la coerenza di uno stile di vita evangelico. Non è certo annacquando i contenuti e ammorbidendo le esigenze che si può rendere attraente il cristianesimo, ma testimoniando con umiltà e coraggio ”la via, la verità e la vita” che ha convertito e santificato tante persone”.






