Questa settimana la liturgia ci riconduce al tempo ordinario e ci invita a meditare l’inizio del discorso missionario, uno dei cinque grandi discorsi che compongono il Vangelo di Matteo.
Mi piace e mi commuove l’attenzione materna di Gesù verso le folle che lo seguono. Il Maestro le guarda e ne sente compassione. Sono stanche e sfinite, non hanno una guida. Rischiano di camminare a vanvera, senza una meta.
Sono passati duemila anni, ma basta guardarsi un po’ intorno per intuire che la situazione non è cambiata molto. Anzi.
Anche noi abbiamo bisogno di qualcuno che accompagni il nostro cammino, che ci aiuti nelle scelte che la vita ci presenta e che ci sostenga nei momenti di fatica e di dolore.
Il Maestro conosce il nostro smarrimento e ci indica due punti chiave da non perdere mai di vista: la preghiera e la Chiesa.
Primo: la preghiera. Davanti all’amara constatazione della dispersione del gregge, Gesù non propone di rimboccarsi le maniche, di fare meglio, di inventarsi cose nuove o accattivanti. Il Maestro sa che la qualità della vita si misura sulla qualità della preghiera. La vita stessa di Gesù è stata contrassegnata da lunghi momenti di preghiera e di intimità con Dio. Se non sai da dove iniziare, ti consiglio di partire dalla gratitudine. Mettiti alla presenza di Dio e ringrazialo per tutti i doni che hai ricevuto, per le volte che hai sentito forte la sua presenza, per quelle volte che lo hai incrociato nel volto di un familiare o di un amico. La gratitudine ci apre all’esperienza dell’amore, a scoprire che tutto quello che siamo è un dono.
Secondo: la Chiesa. So di toccare un tema molto delicato e ci entro in punta di piedi, ma il testo che la liturgia ci fa leggere è veramente meraviglioso! Solo un folle come Gesù avrebbe potuto mettere insieme un gruppo così diverso: ci sono i pescatori allenati alla fatica e intellettuali come il discepolo amato; rivoluzionari infiammati d’odio contro gli invasori come Simone zelota e collaborazionisti come Matteo Levi; tradizionalisti come Giacomo e pubblici peccatori che seguono estasiati il Maestro che non condanna! Al gregge smarrito Gesù propone la via della comunità.
Allora lasciati raggiungere da questo invito. Non restare ai margini, non accontentarti di osservare da lontano. Entra nella preghiera come in una casa che ti aspetta, e lasciati coinvolgere dalla comunità come in una famiglia che ha bisogno di te. La Chiesa non è il raduno dei perfetti, ma la compagnia degli inviati: persone diverse, fragili, a volte contraddittorie, eppure messe insieme dallo stesso Signore che ci guarda con compassione e ci manda. Anche tu sei atteso. Anche tu sei necessario. Andiamo!



