Il sole spende. Sembra quasi il “sole caliente” della Spagna. Ancora nel pernsiero il bellissimo e fruttuoso viaggio apostolico in terra iberica. Ma oggi, il papa, è nella sua sede, Roma, Città Eterana, città dei santi Pietro e Paolo. E’ mezzogiorno, l’ora nell’Annuncio. E così, papa Leone XIV, come di consueto si affaccia dalla finestra del suo studio nel palazzo apostolico. Parte dal Vangelo, per la sua meditazione, quello di Matteo al capitolo 9:”Ci porta un grande regalo, perché coinvolge tutti coloro che lo ascoltano nello sguardo di Gesù: è un racconto che testimonia l’attenzione della sua vista, oltre a dirci che cosa il Signore osserva. Leggiamo, infatti, che Cristo «vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite»” . Le parole evangeliche vengono approfondite dal pontefice che concentra l’antenzione su quel farsi “nostro fratello, il Figlio di Dio” che “guarda la gente, guarda l’umanità: vede l’oppressione che schiaccia e la violenza che toglie la forza”.
Ma cosa può osservare, nel nostro mondo contemporaneo, Cristo? Papa Leone XIV allora pensa alle guerre e al “vuoto del consumismo”. Vede “volti ridotti a maschere – continua il vescovo di Roma – famiglie spezzate dal male e giovani illusi da falsi ideali. Gesù vede e ama. Ama e soffre per noi, con noi: la sua compassione esprime non solo vicinanza fraterna, ma volontà di redenzione”.
Davanti a questa umanità ferità, Cristo è vicino: in mezzo a noi. E “manda operai nel campo del mondo”. Qual è il lavoro che devono svolgere questi operai? Si chiede il pontefice. E’ la missione dei Ministri del Signore: “Osare il conforto di Dio a chi soffre: portare carità dove c’è miseria, speranza dove c’è afflizione, fede dove c’è sfiducia”.
Il Vangelo – ricoda papa Leone XIV – “riporta i nomi dei primi dodici “operai”: sono discepoli fatti apostoli, cioè missionari e predicatori”:predicatori, annunciatori, missionari della “Buona Notizia che attraversa i secoli” e che “è identica, sempre giovane, fresca e liberante”. Un Vangelo che “quando viene annunciato e praticato, il male crolla come una malattia che finisce, come una notte che cede all’aurora, come la morte vinta dal Risorto”.
E, in conclusione: « Il compito di evangelizzare nasce dal dono di Dio che in Cristo diventa perdono per il mondo, servizio a chi è più piccolo e povero, impegno per la giustizia».
E poi, dopo la preghiera mariana, alcune parole di ricordo, ancora vivo, del recente viaggio apostolico in Spagna: “E sprimo anzitutto la mia gratitudine al Signore per il viaggio apostolico che mi ha concesso di cumpire in Spagna. Ringrazio il popolo spagnolo che mi ha accolto con grande entusiasmo e devozione. Sono grato in modo speciale a Sua Maestà il Re. Ringrazio con affetto i Vescovi, tutte le comunità che ho visitato e l’intera Chiesa che è in Spagna”.
Poi il ricordo di alcuni nuovi beati: ” I sacerdoti diocesani Venceslao Drobla e Giovanni Bulla della Moravia. E Giovanni Schwerz e otto compagni, s acerdoti salesiani polacchi. Tutti sono stati beatificati come martiri, perché vittime delle persecuzioni, dei regimi totalitari, a motivo della loro fedeltà a Cristo”. E aggiunge che “i eri inoltre nel Mato Grosso in Brasile è stato beatificato Nazareno Lanciotti, sacerdote romano missionario”.




