È morto il cardinale Camillo Ruini, pezzo da novanta della Chiesa italiana, a lungo Vicario di Roma e poi anche presidente della Conferenza episcopale italiana.
Ruini lo scorso settembre era stato ricoverato per alcuni disturbi renali ma poi si era ripreso. Si era aggravato il 21 maggio scorso e aveva deciso di restare a casa dove si alternavano medici e infermieri per assisterlo anche con l’ossigeno. Originario di Sassuolo, aveva compiuto 95 anni lo scorso 19 febbraio.
Ruini fu un punto di riferimento dell’episcopato conservatore. Romagnolo, grande sostenitore della chiesa dei valori non negoziabili, da aborto a eutanasia (negò i funerali a Welby e fece una battaglia senza quartiere su Eluana Englaro), vicinissimo prima a Giovanni Paolo II, ma poi soprattutto a Benedetto XVI, era considerato una eminenza grigia anche della politica e nota era la sua vicinanza all’ex premier Silvio Berlusconi.
È stato cardinale vicario per la diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano dal primo luglio 1991 al 27 giugno 2008 e presidente della Conferenza episcopale italiana dal 7 marzo 1991 alla stessa data del 2007 e presidente della Conferenza episcopale laziale. Ha ricoperto anche la carica di presidente della commissione internazionale di inchiesta su Međugorje, del progetto culturale della Chiesa italiana e, dal 2010 al 2015, del comitato scientifico della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI. Di recente, aveva avuto uno scambio affettuoso con la premier Giorgia Meloni in occasione della celebrazione di una messa per Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro tanto che in una intervista al Corriere della Sera per i suoi 95 anni aveva dichiarato: ‘Su Giorgia Meloni il giudizio è decisamente positivo sotto entrambi gli aspetti, sia politico sia personale’.






