Anche oggi alle ore 12, XIII Domenica del Tempo Ordinario, nonostante il grande caldo di questi giorni a Roma e in Italia, Papa Leone XIV si affaccia alla finestra dello studio, nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l’Angelus con tutti i fedeli riuniti a Piazza San Pietro. A Roma oggi si arriverà a 38 gradi, ma questo non ha fermato i tanti che si sono radunati per ascoltare le parole del Papa. Il Pontefice ricorda subito che nel Vangelo di oggi “ascoltiamo alcune esortazioni di Gesù per vivere la sequela ed essere testimoni del suo Regno”. “Non si tratta di qualche atto esteriore, ma di impegnare tutto noi stessi in una relazione d’amore con Lui”.
Il Papa inizia dal “distacco”, tema del Vangelo di oggi. Gesù dice: Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me. “Nel momento in cui inizia a inviare in missione i suoi apostoli, il Signore li vuole liberi da qualsiasi legame. Ma per tutti vale il fatto che anche gli affetti più importanti trovano la loro pienezza grazie all’amore che Cristo ci dona. Pensiamo, ad esempio, alla vita matrimoniale: si può viverla pienamente solo “lasciando” la casa dei genitori per impegnarsi nella relazione coniugale”. Oppure il Papa fa l’esempio dei figli: saranno felici solo educandoli a “camminare con le loro gambe”. “Solo perdendo quel seme, gettato nel terreno, potrà vederlo fiorire. In questo senso, l’amore è anche perdita. Ci riesce difficile comprenderlo, specialmente in un mondo in cui perdere sembra essere una debolezza e si è ossessionati dall’avere e dal possedere. L’amore, però, porta frutto solo nel donarsi: quando siamo disposti a perdere un po’ del nostro io per fare spazio all’altro, a perdere un po’ di tempo per ascoltare un amico, a perdere un po’ di comodità per condividere una situazione di disagio”, commenta il Pontefice.
“Per questo Gesù ci invita ad abbracciare la Croce: Egli si è offerto, ha perduto sé stesso e, proprio così, noi abbiamo potuto ricevere la sua vita in abbondanza. Allo stesso modo, se viviamo nella logica del dono, anche noi saremo capaci di generare vita nuova nelle nostre relazioni”, dice il Papa.
“Infine, l’accoglienza. L’amore, infatti, si esprime in scelte e azioni concrete, in un impegno fatto di piccoli gesti quotidiani, come quello di offrire un bicchiere d’acqua a chi ha sete. Gesù, inviando i suoi discepoli davanti a sé, chiede loro di andare senza provviste, cioè di essere bisognosi, perché in questo modo potranno suscitare accoglienza in coloro che incontreranno. E così, accogliendo chi viene nel nome di Gesù, si accoglie Lui e il Padre celeste che lo ha mandato. L’amore per il Signore passa sempre attraverso l’accoglienza dei fratelli”, conclude infine il Papa la meditazione dell’Angelus di oggi.
Subito dopo la recita della preghiera mariana il Pontefice passa ai consueti saluti. Il primo saluto è in lingua spagnola. Il Papa ricorda la popolazione venezuelana, colpita da un violento terremoto che ha provocato numerose vittime, quasi mille morti, danni materiali incalcolabili ecc Il Pontefice rinnova, in lingua spagnola, la sua vicinanza spirituale a chi è stato colpito da questa tragedia. E ringrazia chi sta aiutando e offrendo assistenza.
“Grazie perché siete venuti con questo caldo!”, dice il Papa infine in lingua italiana e invita tutti domani in San Pietro per la solennità dei Santi Pietro e Paolo.





