E’ arrivato sorridente e sereno papa Leone al policlinico Agostino Gemelli e forse, sorpreso dal tanto affetto che ha subito ricevuto dalla folla, si è anche un poco commosso. Anche se da dietro le transenne issate in quattro e quattr’otto, pazienti, degenti, familiari, personale dell’ospedale libero dal servizio, tanti lo hanno stretto in un ideale abbraccio. “Leo-ne! Leo-ne!”, hanno scandito.
Nel piazzale centrale del grande polo ospedaliero romano, Leone è comparso intorno alle 13 quando il corteo delle auto si è fatto precedere di pochi secondi dal frastuono dell’elicottero che dall’alto ha vegliato sul breve viaggio dal Vaticano al policlinico. Il Papa, accompagnato dal prefetto della Casa pontificia l’arcivescovo Petar Rajic e dal secondo segretario don Marco Belleri, è arrivato sul piazzale con il finestrino abbassato, la mano già pronta in segno di saluto. Quindi è sceso autonomamente, subito raggiunto dal medico curante personale, il dottor Luigi Carbone. Insieme si sono diretti verso i vertici dell’ospedale che erano in attesa.
Leone ha scambiato una cordiale stretta di mano con il presidente Daniele Franco, il direttore generale Daniele Piacentini, il direttore sanitario Andrea Cambieri. Giusto il tempo di un saluto formale benché caloroso che già le tantissime persone che si erano radunate ad aspettarlo, spontaneamente hanno cominciato ad applaudire. Qualcuno ha gridato “papa Leone!”, “forza papa Leone!”, addirittura qualcun altro ha scherzato, “forza papa Francesco!” a motivo del deja vu rispetto al ricovero del Pontefice argentino di appena un anno e mezzo fa.
Di fatto, l’applauso ha spezzato un’atmosfera di sospensione che è quella che tutti i pazienti vivono entrando in una struttura ospedaliera e di cui immediatamente anche Leone è stato investito. Già nella messa delle 13, il cappellano don Nunzio Currao aveva invitato a pregare per il Papa. E ancora alle 17 prima di uno speciale rosario presieduto dal cardinale Vicario per la diocesi di Roma, Baldo Reina, un altro cappellano del Gemelli, celebrando, aveva fatto accenno al “piccolo intervento” che proprio in quei minuti era in corso sul Pontefice per l’asportazione del nodulo al polmone.
Intanto ad aspettare papa Prevost al decimo piano nell’ala dei reparti solventi dove è stato alloggiato, adiacente all’appartamento dei Papi che ora è in fase di ristrutturazione, il fido primo segretario don Edgar e le suore della famiglia pontificia. Tutti, prelati e gente comune, a fare il tifo per il Pontefice che ha scoperto anche lui una fragilità. Leone è arrivato al Gemelli sì sorridente e in apparenza fiducioso ma non appena il suo volto è scomparso dietro alla scorta che infilava l’ascensore, in più d’uno hanno indovinato sul suo viso anche una evidente emozione. E’ entrato Pontefice ma subito si è tramutato anche in un paziente comune.






