Dopo una lunghissima giornata tra la partenza da Roma e incontri in Uruguay, il Papa ha anche celebrato i Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Religiosi, le Religiose e i Seminaristi di Montevideo. La cerimonia si è svolta ieri sera dalle 00.10 all’1.00 di notte (ora italiana) presso la Cattedrale dell’Immacolata Concezione e dei Santi Filippo e Giacomo a Montevideo.
La Cattedrale nel 1975 è stata proclamata monumento storico nazionale e al suo interno sono sepolti alcuni importanti personaggi della storia politica, militare e religiosa del Paese sudamericano, come: il Cardinale Antonio María Barbieri, Venancio Flores, Juan Antonio Lavalleja, Fructuoso Rivera e Joaquín Suárez. C’è anche Monsignor Jacinto Vera, primo Vescovo dell’Uruguay, beatificato da Papa Francesco il 6 maggio 2023.
Il Papa si è fermato anche in preghiera davanti alla tomba di questo Beato missionario e apostolo della città e della campagna che guidò moltissime missioni di pace.
Il Papa per la preghiera della sera è stato accolto all’ingresso della Cattedrale dall’Arcivescovo di Montevideo, Cardinale Daniel Fernando Sturla Berhouet, dal Presidente della Conferenza episcopale dell’Uruguay, Monsignor Milton Luis Tróccoli Cebedio, e dal Parroco della Cattedrale, padre Juan González.
Dopo varie Letture e Salmi, il Papa ha tenuto la sua prima omelia per questi Vespri in Uruguay.
Il Papa ha detto che per lui “è una gioia celebrare la Preghiera vespertina in codesta Cattedrale, che conserva tanti ricordi della vita di questo popolo. Tra essi, il Fonte in cui ricevette il Battesimo José Gervasio Artigas, simbolo del contributo fecondo della Chiesa al bene del Paese. È lì che è cominciata per lui una vita nuova come figlio di Dio, e la stessa grazia è alle origini della nostra propria storia. Per il Battesimo Cristo ci ha fatti partecipi della sua vita e ci invita a crescere a sua somiglianza, finchè impariamo a guardare, ascoltare e amare come Lui”.
Il Papa ha sottolineato, riprendendo il Salmo del Vespro, che dobbiamo chiederci dove sia il nostro cuore. Esso a volte può rimanere legato a un’opera che consideriamo come nostra, al riconoscimento che riceviamo o alla sicurezza di avere tutto sotto controllo. Così, senza rendercene conto, iniziamo a guardare gli altri da una prospettiva fondata su queste preoccupazioni. La fedeltà alla nostra vocazione richiede di tornare sempre di nuovo a Gesù Cristo; di lasciare che sia Lui il nostro tesoro, Colui al quale vogliamo somigliare
“Cari fratelli, l’amore di Cristo ha voluto raggiungere tante persone anche attraverso di voi. I vostri occhi hanno visto crescere intere generazioni e si sono accorti di tante lacrime inosservate. I vostri orecchi hanno accolto confidenze difficili da pronunciare. Quante persone sono entrate nel confessionale con timore e ne sono uscite gioiose per il perdono ricevuto! Lo stesso vale per le vostre mani, che tante volte hanno elevato il Corpo di Cristo, hanno assistito i malati, hanno preparato un piatto di cibo”, queste le parole del Papa ai religiosi dell’Uruguay.
“Quanto sono belle le mani invecchiate facendo del bene!”, questo il pensiero del Papa che poi passa a ricordare nel discorso il Beato Jacinto Vera. Nella sua tomba “attendono la resurrezione piedi che hanno percorso le strade dell’Uruguay per portare il Vangelo”; “mani che hanno benedetto, soccorso i poveri e amministrato i Sacramenti; orecchi che hanno accolto innumerevoli confidenze e occhi che si sono soffermati su chi aveva bisogno di aiuto”.
“Cari fratelli e sorelle, ecco uno dei segreti dell’evangelizzazione: assomigliare a Colui che annunciamo. In questa terra, dove molti dei nostri contemporanei conoscono a malapena Gesù Cristo e tanti giovani sono cresciuti lontani dalla vita della Chiesa, questa testimonianza ha una forza particolare. Che il modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo e ci avviciniamo a chi soffre, possa suscitare in loro la domanda: “da dove nasce quell’amore?”. E che, quando parliamo loro di Gesù, possano scoprire nelle nostre parole lo stesso Signore la cui bontà, nonostante la nostra povertà, già hanno iniziato a sperimentare attraverso di noi”, ha continuato ancora il Pontefice nel suo discorso.
“Vorrei anche che questa esperienza dell’Uruguay trovasse eco in tutta la Chiesa. Da codesta Cattedrale di Montevideo, invito i miei fratelli Vescovi di tutto il mondo a promuovere, nelle loro Diocesi, giornate di preghiera e di digiuno per l’incremento delle vocazioni al Sacerdozio e alla Vita consacrata. Che le parrocchie, le famiglie e le comunità religiose si uniscano in questa invocazione, e che l’esempio di questa terra incoraggi molti altri a pregare con la stessa fiducia!”, l’appello forte di Papa Leone in Uruguay.
“Cari seminaristi, novizi e novizie, guardate a coloro che prima di voi hanno percorso la via della dedizione: guardate le loro mani consumate, il loro amore perseverante, il loro modo di rapportarsi con Gesù. Imparate da loro la familiarità con il Signore. E a coloro che da molti anni svolgono il Ministero o vivono la Vita consacrata, chiedo di tornare sempre all’essenziale. Custodite il silenzio della preghiera, l’ascolto della Parola, l’incontro con Cristo nell’Eucaristia. In quell’intimità si rinnova l’amore che vi ha spinto a donargli la vita, e il nostro cuore acquisisce i tratti del suo”, ha concluso cosi il Papa.
Il Papa ha concluso così il suo primo giorno in Uruguay. Oggi, secondo giorno di questo viaggio in America Latina, altri impegni lo aspettano. Come quello della Santa Messa al Parque París Londres alle 14 ora italiana.






