Parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe, a Montevideo. Papa Leone XIV sceglie una parrocchia particolare per il suo incontro con la realtà sociale di Casavalle, quartiere che si trova nel nord-centro della città. Si tratta di una comunità parrocchiale fortemente inserita nel tessuto sociale ed educativo del contesto locale (Barrio Borro). Sceglie la periferia. Sono circa le 17,00 qui a Montevideo, ore 21 in Italia quando papa Leone XIV giunge nella parrocchia, accompagnato dall’Arcivescovo di Montevideo, il cardinale Daniel Fernando Sturla Berhouet. Raggiunge a piedi alcune abitazioni di recente costruzione, realizzate con il sostegno della parrocchia e destinate alle famiglie più bisognose. Le Benedice. Ecco il saluto affettuoso di alcune famiglie che sostano nel cortile. Un momento emozionante, davvero. Come emozionante è stato il percorso del pontefice per recarsi a Casavalle: papa Leone XIV si è fermato brevemente, come previsto, al Hogar Sacerdotal Mons Jacinto Vera, per incontrare una ventina di sacerdoti che vi risiedono. Il papa – così la Sala stampa vaticana ha comunicato – “ha salutato individualmente ciascuno e sottolineato il valore assoluto della vita, anche resa fragile dall’età o dalla malattia, e dei lunghi anni di ministero dei presenti: “Chissà se qualcuno ha contato quanti sono tra voi!”. Prima di impartire su di loro la benedizione, il Papa ei sacerdoti, insieme, hanno recitato il Padre Nostro.
La popolazione locale con grande entusiasmo e grande commozione accoglie il pontefice. Le autorità locali stimano siano presenti 12mila persone. A moderare ea introdurre l’incontro Carmen Albana Sanz, poi è il momento dell’ introduzione del Cardinale Arcivescovo di Montevideo, Daniel Fernando Sturla Berhouet che ringrazia il pontefice della sua presenza: una presenza importante quella di oggi pomeriggio. E a far da eco alle parole del cardinale, ci sono quelle del parroco di Nostra Signora di Guadalupe, padre Pablo Coímbra che presenta anche un video sulla particolare realtà di Casavalle. Toccante la testimonianza di un rappresentante della comunità del barrio Plácido Ellauri, Angélica Ferreira. Così come quella dell’ex alunno del Liceo Jubilar San Juan Pablo II, Alan Bertaco. Grande commozione fra i presenti. Una commozione che spinge al canto, uno dei momenti di questo evento tanto atteso dalla comunità. C’è anche la testimonianza di una giovane madre del barrio Marconi, Katerhine Silva.
Il papa prende la parola: vuole salutare la comunità, vuole esprimere la sua vicinanza. Sottolinea il ruolo fondamentale della parrocchia, chiamata a essere “come un faro che indica la presenza di Gesù Cristo, offrendo a tutti la luce della Parola di Dio, il sostegno dei Sacramenti, l’aiuto della preghiera e il balsamo della carità fraterna”. Partendo dalla parabola del buon samaritano, papa Leone XIV denuncia la piaga dell’indifferenza che spesso caratterizza la società di fronte all’insicurezza e alla violenza dei quartieri. Richiamando l’eredità di figure luminose come Padre Cacho, l’invito è a non voltarsi dall’altra parte: “Non possiamo passare oltre quando sappiamo che in Uruguay ci sono bambini che non vanno a scuola per paura di non tornare più. Non possiamo mettere a tacere la nostra coscienza quando constatiamo che una madre non ha i mezzi per sfamare i propri figli”. Di fronte alle difficoltà economiche e sociali, il testo ribadisce la necessità di un impegno corale tra Chiesa, società civile e Stato. Viene citata l’enciclica Fratelli tutti per rimarcare una scelta decisiva per il futuro della comunità: “L’inclusione o l’esclusione di chi soffre lungo la strada definisce tutti i progetti economici , politici, sociali e religiosi. Ogni giorno ci troviamo davanti alla scelta di essere buoni samaritani oppure viandanti indifferenti che passano a distanza”. E, infine, si concludono con l’invito a tradurre la fede in opere concrete, ricordando che l’azione della Chiesa nasce dalla carità evangelica per accostarsi alle ferite dell’umanità “con discrezione e prossimità”.
Ma il pomeriggio di papa Leone XIV ancora non è finito, perché subito dopo, avviene l’incontro con il mondo dell’educazione nell’Università Cattolica dell’Uruguay, la prima università privata del Paese e quella con la maggiore diffusione geografica. Ad accogliere il pontefice ancora una volta c’è l’Arcivescovo di Montevideo e il Gran Cancelliere dell’Università Cattolica dell’Uruguay, il cardinale Daniel Fernando Sturla Berhouet, e dal Rettore, padre Julio Fernández Techera. Insieme entrano nell’edificio mentre il coro esegue un canto. Consueti saluti da parte del rettore dell’università che esprime la sua personale gioia nel salutare il pontefice in un contesto così bello, ricco di giovani come l’università. E poi, il discorso del pontefice che sottolinea quanto l’educazione cattolica sia “forma concreta con cui il Vangelo si trasforma in gesto educativo, relazione, cultura”. Papa Leone XIV invita inoltre a riscoprire la dignità integrale dell’uomo attraverso l’esperienza profonda dei cinque sensi prendendo spunto dal salmo 28, «Quando contemplo il cielo»: la vista si fa contemplazione per “riscoprire la bellezza del Vangelo”, mentre le dita (il tatto) deve promuovere la pace contro la guerra: chi si sente sentito dall’amore divino custodito diventa “un costruttore di pace”. E per il gusto, cita la Lettera a Pietro, «Avete gustato quanto è buono il Signore» (1Pt 2,3): rappresenta la saggezza del discernimento. Un discernimento che deve guidare verso un “uso saggio delle tecnologie e dell’IA, ponendo la persona prima dell’algoritmo”. Poi l’ olfatto – in questo caso il pontefice richiama l’episodio dell’unzione a Betania narrato dall’evangelista Giovanni: «La casa si riempì della fragranza del profumo» (Gv 12,3) – il dovere di “difendere il buon profumo della persona umana” fondatore “sul buon profumo del Messia”. Infine, pone l’accento sull’ascolto citando l’evangelista Matteo, che dice: «Chi ha orecchi, ascolti» (Mt 13,9): l’udito insegna a riconoscere l’altro “come un bene, non come una minaccia”. E, infine, un forte appello alla comunità universitaria: “Non ci è permesso fermarci. Continuiamo a camminare”.
Al termine, uscito dall’Aula Magna, papa Leone XIV si affaccia dalla finestra e impartisce una benedizione ai presenti (circa 2000) nel cortile che attende il papa con un coro di voci che scandisce una semplice ma significativa frase “Papa Leon ti amiamo moltissimo”. E alla finestra qualche parola fuoriprogramma: “Nel mio cuore ho un desiderio grande: ciò che state sperimentando oggi possiate viverlo sempre”.
Un pomeriggio davvero colmo di sorprese e di incontri quello di oggi. E stasera, alle 19 (ora locale, saranno le 23 in Italia) l’attende la grande veglia di preghiera allo Stadio del Centenario.






