Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Dichiaro e dico che mai ho letto libro, né mai ho studiato scienze, e t’assicuro che sono il più ignorante uomo che sia; e quanto che io dico, lo dico con lo spirito di Dio per zelo dell’anima tua (III 86).
Quanti libri si stampano ogni giorno, sui più svariati argomenti, purtroppo anche volgari e nocivi allo spirito e alla formazione dei giovani! Quante biblioteche raccolgono perfino milioni di libri, ma le statistiche ci dicono che si legge poco. Per fortuna ci sono ancora tante persone che amano leggere perché, oltre a un accrescimento della propria cultura, hanno appagamento, distensione, serenità e non necessitano di chiassi, assembramenti o cicalecci per riempire un vuoto dentro di sé o per “passare il tempo”. Il contenuto dei libri del beato Tommaso è impegnativo, prodotto da un’anima contemplativa.
«Avendo io trattato lungamente della mortificazione interna e il modo di operare per sola gloria e onore di Dio, posto nel principio di questo mio libro, acciò quelli che vorranno attendere alla perfezione abbiano a salire, mediante l’aiuto di Dio, come per una scala per esser introdotti alla vera intelligenza della contemplazione e unione con Dio» (II 361). «E però, lettore, leggi questo mio libro con cuore umile e semplice, con animo di far profitto camminando per questa celeste scala, perché alla fine di essa troverai l’autore della perfezione, Cristo Signore nostro» (II 388). «Lodo molto il legger libri in orazione vocale, ma incomparabilmente si loda l’orazione mentale [meditazione], unendosi l’anima con Cristo interiormente, acciò anco nell’esterno si vegga il fuoco celeste di esempi, di virtù, di santità» (II 346).
«Se vuoi studiar la dottrina celeste, leggi frequentemente quei cinque libri delle piaghe del crocefisso, poiché altra strada non puoi trovare che il cammino di questo appassionato Cristo, il quale ammaestra i suoi scolari nella solitudine dell’amor suo» (II 426), come «tutti i santi e gran letterati hanno imparato a questa scuola» (II 188). «O felici quelli che imparano la lor sapienza nell’imitazione di Cristo e che studieranno nella libreria della vita e passione del nostro redentore, e che leggeranno nei libri delle ferite e piaghe del nostro appassionato Cristo» (II 623). «Molte volte il letterato cerca Dio nei libri e volumi, ma il semplice lo troverà in pratica entro l’anima sua e lo possederà non nei libri ma nel cuore, nell’anima» (II 187). Per il contemplativo «in tutte le cose v’è materia di sollevarsi in Dio, e tutte le cose create gli sono materia, libri per leggere le grandezze del creatore» (II 197 e 490). «O degnissima Madre di Dio, ottenetemi con le vostre preci dall’unigenito vostro Figliolo che io, povero verme, sia scritto nel libro della vita in quegli eterni pascoli del paradiso ove abita il Padre e il Figliolo con lo Spirito Santo» (II 601).






