Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
[I crocifissori] Alzano il martello sopra quel chiodo e, raddoppiando più volte i colpi, trafiggono quella santa mano (I 419).
Il martello è costruito con molteplici materiali, variamente forgiato, di diverse grandezze, pressoché utile per la maggioranza delle nostre attività: è quindi un simbolo del lavoro. Lo troviamo anche per battere le ore su grandi campane collocate su alte torri o campanili. Anche Dio usa il martello… ma per “sagomare” le anime.
«Cristo, mansuetissimo agnello, giunto tra quei lupi rapaci che non vedevano l’ora di divorarlo, trovò apparecchiata una grave e pesante croce: i manigoldi portavano chi chiodi e martello, chi corde e catene; ivi era la coorte tutta in armi bianche, con alabarde, spade, trombe, tamburi per accompagnarlo al patibolo» (I 415). «Senti ora, o Maria, il chiodo e il colpo del martello: sentisti ora il colpo del coltello nel tuo cuore. E così alzando il martello percuotono il chiodo, che era senza punta: e questo fecero a posta acciò il Signore sentisse maggior dolore e bisognò ridoppiar i colpi più volte perché stentava il chiodo a passar la santa mano» (I 250). «E voi, mani, non sapevate che tante martellate che davano nei chiodi […] erano un altro martello che trafiggeva quel povero cuore?» (II 151). «Un orefice, avanti ch’abbi ridotto a perfezione qualche vaso, prima gli dà molte martellate, ponendolo nel fuoco. Così Dio farà verso di te, o anima, perché dovendo tu esser un vaso pieno di virtù e perfezione, il maestro e artefice vorrà metterti nel fuoco e darti molte martellate. E però beato te se ti lascerai reggere da questo celeste maestro; e quando ti sentirai martellare con tentazioni, con affanni, con angustie, rallegrati, perché il celeste artefice ti va riducendo alla perfezione; e però sopr’ogni altra cosa devi aver una gran confidenza in Dio e frequentemente ricorrere a lui, domandando il suo divin aiuto» (II 85). In una lettera: «Lasciatevi martellare a suo modo, perché questo celeste artefice vuol ridurvi un bello e vago gioiello per riporvi poi alla sua cara presenza» (IV 126-127). Negli eretici «cresce tanto il ghiaccio sopra il ghiaccio ch’ancor che il sole lo percuota, sta nella sua durezza, ove n’anco i duri martelli lo possono spezzare» (cf. III 84-85






