Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Questo bene [Dio] vi sia radicato nel cuore per amore. E in questa verità vi lascio per non attediarvi, pregandole a tener memoria nelle sue sante orazioni di me, povero e mendico servo di Gesù Cristo (IV 140).
In tanti anni in cui fra Tommaso questuava per il convento e per i poveri, avrà incontrato parecchi mendicanti che, a differenza di lui, cercavano qualcosa per sé, e li avrà di certo aiutati. Ma da tante povertà corporali egli passa alle altrettante necessità dell’anima, che perciò deve chiedere l’aiuto di Dio, come ha fatto lui, anche “mendicando” le altrui preghiere.
«La Madre, vedendo il Figliolo pallido perché aveva patito fame, sete e stanchezza e forse aveva patito anche dormendo al sereno, non avendo in Gerusalemme parenti, andava mendicando come povero, patendo ogni disagio come fanno i poverelli» (I 186). «Oh quante volte era sudato e non aveva con che asciugarsi! E quante volte entrava nelle città e terre stracco, affannato e assetato, e nessuno lo invitava, onde bisognava che andasse mendicando!» (I 382). «Se vi fosse un povero mendico al quale fosse fatta offerta che con poca fatica potesse acquistare un inestimabile tesoro o ricchezza, oh con quanta diligenza cercaria egli d’eseguire quel tanto per aver poi a godere una tanta ricchezza! Anzi, che questa poca fatica gli pareria diletto per il desiderio della ricchezza. Così quello che ha da salire quest’alto monte della contemplazione gli deve parer facile la salita e fatica, perché nella sommità del monte si ritrova una ricchezza e un tesoro così grande che lo può far beato» (II 507). «O cieco uomo che hai una tesoriera in cielo appresso Dio e tu sei povero, mendico e non ricorri per elemosina a questa tesoriera! Ed essa ti invita a ricorrere a lei, ed essa più di te ti vorrebbe arricchire: e tu, empio, crudele di te stesso, vuoi morire in povertà?» (II 600). «E io, Dio mio, vi vorrei amare con quel solo amore che tutti vi amano, che fosse di tutti gli amori insieme. Anzi io vorrei esser, per così dire, un Dio come voi, ma soggetto a voi, perché getterei il mio scettro, corona e gloria ai piedi vostri, contentandomi per maggior gloria vostra d’esser mendico» (II 485).





