Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
E ricordi, o Serenissimo, o Serenissima, che sotto Dio non avete il maggior negozio, quanto è il condur le anime a Dio, né altra via si trova che amar Dio di cuore con filiale amore (IV 205-206).
Questo è il “negozio” (nel senso di “affare”) più importante per fra Tommaso: amare Dio e farlo amare dagli altri, e per questo ha speso gran parte della sua vita. Ma si è pure occupato di attività “materiali, esterne”, chiamiamole così, e ne parla con i suoi interlocutori, dando consigli e chiedendo prudenza, ma tutto e sempre con il permesso dei superiori.
«A questo amore unitivo, invito voi, o signora Orsola, con tutte quelle devote serve di Gesù: e questo sarà il maggior negozio che sotto il cielo possiate fare; tutte le altre virtù si devono riferire a questo amore, amando un tal Signore, il quale amò noi con amor immenso e infinito; questo amore del vostro Dio ama e non è amato, serve e non è riservito, dà e non gli è dato, cerca e non è ricercato» (II 341-342). «Vuoi andar fuori di casa a far qualche tuo negozio: prima hai da far una considerazione, cioè domandar conto con la ragione consigliandoti a veder quello che hai a fare, se in esso negozio v’è vizio o virtù: e questo l’hai da far con il lume della ragione, e, vedendo il vizio, l’hai da rinunciare con l’atto virtuoso» (II 96).
«[Le passioni] mai teco faranno pace, perché sono più fiere dei leoni, e se le vorrai ridurre alla servitù e alla obbedienza dello spirito, ti converrà pianger e gemere, e vigilar dì e notte […], e questo sia il maggior negozio ch’abbi sotto il cielo, e se userai quella diligenza che usano i mondani nelle cose del mondo, e le donne in particolar in adornarsi, io ti dico che non solo dominerai le tue passioni e l’amor proprio, ma domineresti le più crudeli fiere del mondo» (II 123-124). «E anco bisogna far violenza a se stessi, attendendo con ogni diligenza alla mortificazione delle proprie passioni con frequenti sospiri, orazioni e contemplazioni dei divini misteri, umiliarsi a Dio, perché il negozio è grande, importante» (III 229). «Mortificare le sue proprie passioni, non lasciandole mai prevalere allo spirito: questo ha da essere tra tutti i negozi il maggiore; e già mai potrà salire uomo né donna alla vera libertà dello spirito se prima non farà crudel guerra contro le proprie passioni e contro se medesimo» (III 258).
«Quanto al negozio suo dell’Arcivescovo di Salisburgo, sarò sempre prontissimo in fargli servizio quando che dai superiori sarò richiesto» (IV 160). Per la costruzione di una chiesa: «Di novo la esorto a far ricorso a Dio e a intendenti dell’arte, perché io stimo che sia negozio importante, e tanto più quanto che è opera di Dio» (IV 155). «Ho discorso del suo negozio con il signor Carrara e gli ho parlato liberamente» (IV 193). «Mi farà grazia, quando andrà in Innsbruck, visitar il signor dottor Ferrari da Rovereto, mandato da questa comunità per negozi, salutarlo in nome mio, ed è un gran servo di Dio» (IV 180-181).





