Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Il Figliolo è in obbligo di far tutto quel bene che può per la madre: e però stando per cadere Maria in precipizio [peccato originale], Iddio la trattenne, non lasciandola cadere (I 128).
L’obbligo è un vincolo morale che ci è imposto dalla legge, da un’autorità o da un patto privato, scritto o orale; ma anche dalla coscienza per motivi di convenienza e soprattutto di gratitudine. Solo il superbo, l’egoista, l’accentratore non sente (forse?) d’aver alcun obbligo verso altri, perché tutto pretende, tutto gli è dovuto, quasi fosse in dio in terra. Vediamo, negli Scritti del beato Tommaso, chi deve sentirsi in obbligo e per che cosa.
Dio: «Io dissi nel mio Evangelo: “Io sono la via, la verità e la vita” [Gv 14,6]. Qual è questa via per salvar il peccatore? Non altra che la via della penitenza perché con essa l’uomo mi lega, mi vince, mi sforza a fare quanto vuole; anzi, io mi chiamo obbligato ai penitenti, tant’è grande il mio desiderio che si salvino, perché mi costano gran prezzo avendo dato il mio proprio sangue per loro» (cf. III 172).
Maddalena: «Ha Gesù parole tanto soavi e dolci che chi lo sente gli resta perpetuamente obbligato; ed è tanto affabile che tutto il mondo gli corre dietro. E se tu, o cara sorella [Maddalena], lo vedessi una volta, gli resteresti obbligata» (I 196).
L’uomo: «Sei in obbligo d’amare quel Dio che è così degnissimo d’esser amato e servito […] e devi farlo perché Dio vuole che tu lo faccia» (II 124). «Dicendo [Dio] nella legge che vuole essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, mente e forze nostre; onde considera il grande obbligo che abbiamo d’amar questo nostro amabilissimo Iddio» (II 387). «Oh eccesso, abisso, meraviglia dell’amore vostro. E se questo vostro amore non fosse, come staria il genere umano? O povero mondo, quanto obbligo hai a quest’amor di Dio!» (II 308).
«Non premio nei miei servi le grandezze, le ricchezze […], né nobiltà, né l’esser teologi, ma premio la virtù, l’amore, l’affetto, l’ardore che verso di me hanno; anzi, che a questi grandi e savi gli converrà render a me maggior conto, perché hanno maggior obbligo verso di me per avergli dato maggiori beni» (II 338). «Devi prendere tutto dalla mano di Dio, credendo di meritar peggio per i tuoi peccati, amando di cuore chi t’avrà disprezzato, mostrando a essi faccia allegra, tenendoti molto obbligato a essi, come se t’avessero data qualche gioia di gran valore, e che anco sentirai gusto in quei vilipendi» (cf. II 112).
Fra Tommaso: «Io gli resterò con perpetuo obbligo di pregar Dio per le Altezze Vostre Serenissime, sì come faccio anco per tutta la Serenissima Casa sua, acciò nostro Signore la prosperi e feliciti, sì nei beni celesti, sì come anco nei beni terrestri, sì come sono certo che Dio giammai la abbandonerà, sì come sinora ha fatto» (IV 140). «Il signor Carrara non trescherà con me, perché gli obblighi che mi ha sono grandi, e li conosce» (IV 193). «Ora vengo a fargli umile riverenza, desideroso vederla sommerso nell’amor di Dio. Signor mio, si ricordi che, sotto Dio, non vi è altro che amarlo e servirlo, e tanto più siete in obbligo, quanto che sentite palpabilmente che Dio lo chiama e dovete corrispondere, e tanto più quanto che avete una madre, una sorella risolute di darsi tutte a Dio» (IV 220-221).






