Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Elesse il nostro caro Cristo dodici apostoli e settantadue discepoli, i quali dovevano essere lucerne per illuminar il cieco e fallace mondo, predicando, illuminando gli uomini a seguire la nuova legge evangelica (II 533).
Sentendo “lucerna”, pensiamo subito a un oggetto di varia grandezza, foggia e materiale con uno o più beccucci da cui esce la fiamma, e fornita di un manico per trasportarla o appenderla per illuminare le stanze; spesso sono anche abilmente decorate. Con l’avvento dell’energia elettrica sono andate in disuso, ma alcune famiglie le custodiscono come ricordo del passato, e ne troviamo tante in alcuni musei. Qui però il termine viene adoperato come luce per illuminare l’anima.
«Tutti e tre [i magi], rendendo grazie a Dio e insieme camminando, arrivarono alla grande e famosa città di Gerusalemme […] e qui la stella disparve, lasciandoli in gran travaglio per vedersi privi di così gran lucerna e preziosa compagnia» (I 355). «Iddio mai manca d’illuminar le anime nostre, per attender a quel fine ch’Iddio ci creò, così con ispirazioni come con predicazioni, con tant’abbondanza di grazie e doni celesti e terrestri, che son appunto come tante lucerne che ci mostrano la via di salir al cielo» (II 387), e queste anime «essendo ripiene di luce, saranno lucerne ai prossimi loro […] ridondando con esempi di perfezione» (II 295), perché, «per mezzo della lucerna della vita illuminativa camminano per la via dell’amore» (II 235), «Dio stesso è loro guida, lucerna e maestro» (II 452), e «i sentimenti interni servono a quelli esteriori come tante lucerne ardenti, perché altrimenti questo corpo camminerebbe come cieco nelle tenebre di vizi e peccati» (II 450). Rivolgendosi all’eretico: «Chi ha da essere questa città, questa luce, questa lucerna? Che vuol dir questo seguitar Cristo se non ch’egli vuole tu operi opere di luce, di esempi al tuo prossimo? […] Non sei lume, non sei lucerna, ma tutto tenebre, tutto oscurità» (III 150). «O Signor mio, perché non mi fate esser lume acciò potessi accendere queste lucerne estinte e fargli veder la luce evangelica!» (III 108).






