Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Io dirò della malinconia: devi rassegnarti [affidarti] in Dio con far atti contrari a quella malinconia, non fermandoti in quella, ma vedere da chi è cagionata quella tal tua afflizione (II 99).
Difficile spiegare che cos’è la malinconia, perfino chi ne è affetto non riesce a manifestare chiaramente il suo stato d’animo: tristezza, collera, sdegno, malumore, timore, afflizione, inettitudine, pigrizia, rancore, scoraggiamento, noia. Forse un po’ di tutto questo, ma non è semplice aiutare queste persone. Fra Tommaso fa riferimento a un disagio spirituale, per superare il quale non rimane che affidarsi a Dio, confidare in lui.
«Se a te pare che per il peccato ti sia avvenuta tal occupazione [malinconia], devi con atti di contrizione umiliarti a Dio e domandar perdono con cordiale dolore, e credere per certo che Dio t’avrà perdonato» (II 99). «Per far bene acquisto della vita interna, ti devi fortificare con una soda e forte perseveranza di voler più presto morire che rivolgersi indietro della via incominciata, perché in questi principi ti avverranno molte tentazioni e sterilità di spirito, malinconie e diffidenze tali da non poter proseguire il tuo intento; e molte volte ti troverai in gravi occupazioni di mente e di cuore. Ma se con perseveranza addimanderai aiuto a quel Dio che vuole da te questa perfezione, dicendo: “Siate perfetti sì come il Padre vostro” [Mt 5,48], e pertanto non t’abbandonerà giammai» (II 405). La malinconia e le altre passioni, «sono disordinate, viziose e dannose quando l’uomo si lascia dominare da esse; ma Iddio, avendo dato all’uomo la parte superiore, che è la ragione, ha voluto che con essa siano tenute in freno e ridotte alla sua obbedienza, come è obbedito dal servitore il padrone. Queste passioni dunque devi odiare, o anima fedele, e soggiogarle alla ragione e tenerle soggette sotto i tuoi piedi» (II 415).





