Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
La sola ragione naturale vi mostrerà che non può esser verità dove c’è carnalità e libertà di credere ogni malvagità (II 574).
Tanta è sempre la malvagità nell’uomo, soprattutto dell’eretico, da paragonarlo al demonio. Per eretici oggi possiamo considerare coloro che, pur ammettendo astrattamente – cioè: «non mi interessano!» – le verità del cristianesimo, pensano e vivono in modo completamente diverso dall’insegnamento del Vangelo, e vogliono far credere che questa è “libertà”. La preghiera di tante persone trattiene spesso la giustizia di Dio dall’intervenire, come leggiamo nella Sacra Scrittura, per punire la tanta malvagità.
«Quando una creatura è illusa dal diavolo, non vi è malvagità né scellerità che non commetta» (II 248). «E pur è vero che il maggior nemico Dio non ho quanto l’uomo, il quale supera di malvagità Lucifero» (II 301). «E tanto crebbe la loro malvagità, abominazione, che non potevo più tollerarli; ma la mia misericordia, il mio amore, vedendo che la giustizia mia stava per sfoderar la spada, mi legarono le mani, e insieme il mio fedelissimo servo Mosè aiutava a legarmi» (II 292).
«O cecità, o uomo carnale, sino a che termine arriva la malvagità della carne!» (III 173). «Ed essendo io così mal trattato dall’uomo, ancora l’amo, e quanto crescono le loro malvagità offendendomi, in me tanto più cresce l’amore in amar l’uomo» (II 293). Scopo degli eretici «fu solo d’ingannarti e allontanarti dal tuo creatore e redentore, e avvicinarti, anzi ingolfarti, in un mare d’ogni scellerità e malvagità» (III 194). «È possibile che tu sii tanto pazzo che tu non scopri questa malvagità? E pur vuoi star ostinato? Ritorna, ritorna alla tua vera madre, santa chiesa romana» (III 75). «Laonde, Signor mio amantissimo, altro rimedio non si può trovare se con la vostra potente mano non li cavate fuori da un tanto pelago [mare] di malvagità» (III 195).





