Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Ascolta i vituperi che gli dicono: «Cammina, traditore! Ora i principi ti daranno la mercede delle tue iniquità!». Sentiva il povero Gesù il tutto e forse anco gli sputavano in faccia (I 406).
Non certo Gesù meritava, dopo tutto il bene e i miracoli compiuti, una simile “mercede”: sappiamo bene come quel “giudizio” fosse stato dato per vendetta, per gelosia, per interessi umani e con falsità. Magari in questo mondo ci fosse una giusta mercede in proporzione all’operato e ai meriti di ciascuno! Non ci rimane che confidare in Dio, giusto giudice, «il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna», come diciamo nell’“Atto di fede”. Fra Tommaso vuole amare Dio con l’amore di un Figlio, senza chiedere alcuna ricompensa [→ Retribuzione].
«Quanti vanno cercando la gloria mondana, hanno parimenti ricevuto la loro mercede; ma l’umiltà insegnata da Dio, abbracciata dai santi, non vuol esser conosciuta se non da Dio, e fugge e nasconde tutto quello che le può dar occasione di vanagloria, e vorrebbe che tutti lo conoscessero per gran peccatore» (II 402). «Molto dispiacciono a Dio quelli che lo amano e cercano per premio in questa vita e che altro scopo non hanno che gli interessi propri. Il vero servo e amante non serve, non ama il suo Dio per mercede di paradiso, né per paura della pena, ma perché la cosa che egli ama è per se stessa amabile, fruibile e desiderabile» (II 421). «Chi s’accosta a tanto sacramento [eucaristia] accompagnato più dall’amor proprio che da quello di Dio, più per acquistare gloria popolare che grazia presso Dio, più per riceverne mercede in terra, che è piccola, che una copiosa nel cielo; e quindi nasce che questo manco si unirà con Dio» (II 419). «Operare per la mercede, sarà buono […]; però dobbiamo operare bene, perché così Dio vuole» (IV 135). Fra Tommaso chiede a Dio che «spogliato d’ogni interesse, voli a voi, facendo tutte le cose con fine netto, puro e lontano dalla mercede, come vero figliuolo, in ogni mia azione» (II 392).





