Come ogni martedì torna la rubrica dedicata alla figura di Tommaso da Olera, il frate cappuccino vissuto a cavallo tra Cinquecento e Seicento e proclamato Beato nel 2013. Il testo è tratto da “Tommaso da Olera, saggezza umana e sapienza divina” a cura di Clemente Fillarini, Messaggero di Sant’Antonio Editrice.
La riflessione di oggi
Era Maria molto invidiata dai demoni, perché vedevano una donna più celeste che terrena, che minacciava rovina contro di essi (I 335).
Quando con la convinzione e le buone maniere non si riesce a convincere qualcuno a comportarsi bene, si ricorre alle minacce; oppure lo fa il prepotente per ottenere quello che vuole, anche commettendo gravi ingiustizie: la storia ne è piena di esempi. Anche Dio se ne è servito per far “rigare diritto” l’uomo, e rimanendo inascoltato, è ricorso ai castighi per convincerlo, ma se questi si pente è pronto a riabbracciarlo.
«Iddio creò Adamo, al quale diede in possesso il paradiso terrestre, ma con condizione e legge di non mangiar di quell’albero, minacciando Iddio che, quando ne mangiasse, sarebbe caduto in peccato e fatto nemico di Dio» (II 574). «Non è da dubitare che Lazzaro non solamente la ammonisse [Maria Maddalena], ma anco minacciasse di far di quelle cose che sogliono far i parenti in casi tali; e che Maria ne parlasse co’ suoi amanti e che essi minacciassero Lazzaro» (I 385). «Sentendo Pilato la minaccia che gli facevano, che non sarebbe amico di Cesare, dubitando che, se egli liberava Cristo, lo avrebbero querelato a Roma al tribunale di Cesare, per compiacer al popolo e principi dei sacerdoti, diede la crudele sentenza contro Gesù» (I 411). «Sebbene il misero mondo è caduto in tanta oscurità […] il nostro Iddio tiene nondimeno la sua santa chiesa risplendente con esempi, dottrina e miracoli, mantenendola, difendendola e proteggendola dai lupi, dagli eretici e dai mali cristiani, castigando, minacciando rovina e strage a tutti i ribelli» (II 570).
«Potevo bene, con figure dei miei patriarchi e con profezie profetare minacce, flagelli, distruzioni, incendi, guerre, pestilenze» (II 324). «O infelice, non temi forse il castigo? Non vedi la giustizia di Dio che ti minaccia? E se non perdonò a Lucifero per un sol peccato di superbia, pensi che non ti abbia a castigare per tante superbie che hai commesso contro Dio e il prossimo?» (II 545). «Di san Gregorio papa si sa che, avendo Dio sfoderata la spada della sua giustizia sopra la povera Roma, ove per la peste Dio faceva grandissima strage […], cominciò con preci, processioni e digiuni ad assistere al trono di Dio, pregando per la povera Roma» (II 246).




